Il giorno 22 settembre 2006, presso l’aula B1 della Facoltà di lettere dell’Università del Piemonte Orientale, Vercelli via G. Ferraris, si riunisce, alle ore 15 in seconda convocazione, l’Assemblea nazionale dei soci GISCEL per discutere e deliberare sul seguente ordine del giorno:
1. Comunicazioni della segreteria
2. Documenti e progetto per seminari di formazione
4. Questioni di politica scolastica
Presiede il segretario nazionale Adriano Colombo, che redige il verbale con la collaborazione di Silvana Ferreri. Sono presenti i soci elencati nell'allegato 1.
1. Comunicazioni della segreteria
Il segretario ricorda il buon risultato organizzativo e scientifico del Convegno nazionale di Siena; il passivo dei conti è risultato sostenibile (€ 2650), ed è stato naturalmente ripianato indipendentemente dalla cifra votata dall’assemblea di Siena. I testi scritti sono già stati raccolti e a una prima lettura quelli inviati dai gruppi Giscel o da singoli iscritti mostrano il consueto apprezzabile intreccio di esperienza didattica e riflessione.
Ricorda poi altre iniziative pubbliche recenti: in primo luogo la Giornata di studio tenuta a Campobasso il 7.9, da cui è sorto il nuovo gruppo regionale molisano, ormai ufficialmente costituito dopo la ratifica del C.E. della S.L.I.; in proposito rivolge un ringraziamento a Giuliana Fiorentino, principale promotrice; un’altra Giornata si è tenuta a Trento il 18.5, e anche in quella sede è in via di costituzione un nuovo gruppo Giscel; ancora, si sono avute iniziative di presentazione del volume Educazione linguistica e educazione letteraria a Cagliari e a Pescara.
Procede l’organizzazione del Convegno nazionale 2008; la sede prescelta dal Giscel Lombardia è infine Milano, dove si ha l’appoggio del Dipartimento di Italianistica della Statale; dopo una prima riunione del Comitato scientifico, tenuta in giugno, il tema è precisato in “Misurazione e valutazione delle abilità linguistiche”; il temario deve essere approvato dopo gli ultimi ritocchi e sarà presto pubblicato sul sito Giscel; si cercheranno con buon anticipo soluzioni economiche per l’alloggio dei partecipanti.
Il segretario ricorda la richiesta di inviare i verbali delle assemblee ordinarie regionali e gli elenchi aggiornati dei soci, per condurre una verifica della regolarità delle iscrizioni, anche alla luce delle precisazioni sulle norme per i gruppi regionali introdotte di recente nello statuto. Sollecita anche l’invio di indirizzari elettronici per aggiornare quello complessivo esistente presso l’editore Angeli, che serve per comunicare l’uscita dei nostri volumi.
Una importante iniziativa imminente è il Seminario sulla formazione iniziale degli insegnanti, richiesto dall’Assemblea di Siena, che si terrà a Roma con ogni probabilità il 21 ottobre prossimo (manca la conferma della disponibilità di una sala); sono invitati in particolare gli iscritti e i simpatizzanti impegnati a qualsiasi titolo nelle SSIS e nei corsi di laurea per la Formazione primaria. Sarà un incontro aperto, trattandosi del primo confronto allargato in materia dopo molto tempo; ci saranno solo due brevi comunicazioni richieste: una del prof. Giunio Luzzatto, il maggiore esperto della questione, che farà il punto sulla situazione, una seconda sull’educazione linguistica nella formazione degli insegnanti (di tutte le discipline), che il segretario intende chiedere a Cristina Lavinio. Lo scopo è di ribadire e fissare gli orientamenti del Giscel sul tema e di confrontare le esperienze svolte nelle diverse sedi.
Su questo ultimo argomento intervengono:
- Werther Romani: raccomanda di non trascurare, accanto alle SSIS, il problema della sorte dei corsi di laurea in Formazione Primaria;
- Silvana Ferreri: per evitare che l’indeterminatezza del programma del Seminario possa risultare dispersiva, è bene tener chiari fin da ora due punti da sostenere: che l’esperienza avviata in questi anni con le SSIS e i corsi di F.P. deve essere valorizzata e non cancellata; che l’educazione linguistica deve entrare nella formazione dei docenti di tutte le discipline. Il segretario concorda.
2. Documenti e progetto per seminari di formazione
Il segretario propone all’approvazione dell’assemblea due documenti:
- “Pacchetti formativi” (allegato 3): nato pure da un’esigenza posta dal Seminario di Roma sulla formazione, è stato definito col contributo del Comitato scientifico per le pubblicazioni; presenta dei modelli di riferimento per iniziative formative che il Giscel gestirà direttamente (“Modello 1”: seminari residenziali interregionali che l’assemblea di Milano ha raccomandato che si tengano negli anni dispari), o che si potranno proporre nelle sedi ad organi istituzionali (“Modello 2”).
Quanto all’organizzazione di seminari interregionali nella primavera 2007, hanno accettato di gestirli il Giscel Calabria e il Giscel Veneto. La segretaria del gruppo veneto, Vittoria Sofia, indica alcune scelte e alcuni problemi che il gruppo si è posto nell’accettare l’organizzazione:
- la data potrebbe essere 15-16 o 22-23 marzo;
- il tema indicato dal gruppo è la riflessione sul lessico;
- bisogna che l’iniziativa sia rivolta a insegnanti giovani o comunque di esperienza recente; come raggiungere i destinatari desiderati?
- il costo per i partecipanti deve essere sostenibile: una stima, per due giorni e mezzi di vitto e alloggio, è di € 180, una somma pesante per insegnanti giovani; per ridurre i costi, si propone di limitare il seminario a due giorni (con un solo pernottamento), al posto dei due e messo ipotizzati; si chiede inoltre alla segreteria come può intervenire per abbassare ulteriormente la spesa di partecipazione.
La segretaria del Giscel Toscana, Elda Padalino, dichiara di condividere il documento generale sulla formazione e il Modello 1 dei “pacchetti formativi”, mentre per il Modello 2 sente la necessità di una maggiore articolazione o, quanto meno, di un confronto. Ritiene possibile, ma tutto da verificare, un impegno del Giscel Toscana per un terzo seminario interregionale; chiede su quali finanziamenti si potrebbe contare da parte del Giscel nazionale. Si potrebbe puntare anche su iniziative di reti di scuole, che potrebbero finanziare i costi di partecipazione di alcuni insegnanti facendo rientrare l’iniziativa nei propri piani di aggiornamento. Suggerisce infine di includere sempre più nelle iniziative Giscel il tema dei lessici disciplinari.
Il segretario precisa:
- il contributo previsto della cassa nazionale comprende le spese di partecipazione dei relatori e conduttori ed eventuali spese di pubblicizzazione; si può allargare a coprire l’affitto della sala, anche presso l’albergo in cui si terrà il seminario, se con questo si può ridurre la quota richiesta ai partecipanti;
- entro questi limiti, la spesa per un terzo seminario è affrontabile;
- sui modi di pubblicizzazione e per raggiungere i destinatari desiderati continueranno le consultazioni con le segreterie regionali interessate.
Il segretario chiede all’assemblea di approvare i due documenti presentati. Fioretta Mandelli, segretaria dei Giscel Lombardia, propone che nel primo (“La formazione degli insegnanti”) al punto 3 sia indicata, tra le “parole d’ordine”, l’attenzione al conseguimento dei livelli di padronanza linguistica da garantire a tutti e alla loro verifica. L’assemblea approva, dando mandato al segretario di inserire l’integrazione. Con questo emendamento il documento è approvato all’unanimità. Il documento “pacchetti formativi” è approvato con la precisazione che il “Modello 1” è da intendere come un orientamento generale non rigidamente vincolante, il “Modello 2” come una ipotesi possibile tra altre.
3. Stato delle pubblicazioni
Il segretario informa che la RCS libri ha tolto dal catalogo tutte le pubblicazioni de La Nuova Italia che ancora vi figuravano; con l’aggravante che gli ordini di acquisto non sono più evasi già da qualche mese, mentre la possibilità di acquistare le copie giacenti (al 20% del prezzo di copertina) si avrà solo quando il ritiro sarà comunicato ufficialmente col rendiconto delle copie (non) vendute nel 2006, nella tarda primavera dell’anno prossimo. Ha potuto solo avere l’assicurazione che le giacenze non verranno inviate al macero prima di permetterne l’acquisto, cosa che avrebbe costituito una violazione di legge e un danno da rifondere all’associazione.
La Collana in corso presso Angeli ha ripreso un buon ritmo: con Lingua, mente parole siamo a cinque volumi, e il sesto, Lingue in contatto a scuola è in lavorazione e uscirà entro ottobre.
Purtroppo la FrancoAngeli, più volte sollecitata, non ha ancora fornito i dati sulle vendite 2005; ha bensì versato € 464 di diritti di autore, ma non ha indicato a quante copie di quali volumi corrispondano. Si può calcolare che corrispondano a circa 240 copie, che non è un cattivo risultato, considerando che nel 2005 erano in commercio due soli volumi, Scrivere per comunicare... e Fare conoscere parlare (il terzo volume è uscito alla fine dell’anno).
I testi del Convegno di Siena sono stati raccolti e sta cominciando la progettazione del volume (o dei volumi). Il segretario giudica invece preoccupante il ritardo del volume sul Trentennale delle 10 tesi: il progetto è definito e mancano solo poche parti, ma siamo ormai a un anno e mezzo dalla Giornata da cui deve nascere il volume.
4. Questioni di politica scolastica
Il punto non può essere affrontato per mancanza di tempo, data l’imminenza dell’Assemblea S.L.I.
5. Varie ed eventuali
Vittoria Sofia segnala che in varie scuole si chiedono orientamenti sul curricolo di educazione linguistica, in particolare nell’attuale fase di incertezza normativa. Il documento elaborato dal Giscel nel 2004 viene percepito come superato, dato che include la critica alla riforma Moratti; sarebbe bene farne una nuova versione che espunga le parti critiche, da diffondere nelle scuole. Si suggerisce anche di accludere una ristampa delle proposte per la scuola di base della riforma De Mauro. Il segretario si impegna a valutare l’idea e a proporla alla segreteria.
La riunione è sciolta alle 17.
il presidente e segretario
Adriano Colombo
Presenti all’assemblea di Vercelli, 22.9.2006:
Adriano Colombo (segreteria nazionale), Paola Desideri (Giscel Marche), Silvana Ferreri (Giscel Sicilia e Giappone), Luciana Preti, Fioretta Mandelli, M. Luisa Zambelli (Giscel Lombardia), Werther Romani (Giscel Emilia-Romagna), Elda Padalino, Carla Bagna (Giscel Toscana), Giuliana Fiorentino (Giscel Molise), Giuseppina Pani (Giscel Abruzzo), Vittoria Sofia (Giscel Veneto).
Ruolo, fini e modi della formazione in servizio per il Giscel e i suoi gruppi regionali
Documento di indirizzo approvato dall’Assemblea di Vercelli, 22.9.2006
1. Condizione della professione di insegnante e bisogni formativi, oggi
La condizione degli insegnanti della scuola italiana attraversa un momento particolarmente difficile. Un motivo di sconcerto è stato la brusca interruzione della riforma Berlinguer, che aveva suscitato preoccupazioni, ma anche aspettative, e aveva prodotto le importanti Indicazioni nazionali per la Scuola di base elaborate dalla Commissione De Mauro; sono seguiti cinque anni di una “controriforma” gestita in modo confuso, autoritario e centralistico.
Il primo compito della formazione in servizio è aiutare gli insegnanti a ritrovare serenità, riprendendo piena consapevolezza del proprio ruolo professionale e sociale.
C’è una domanda di formazione indotta dalle innovazioni legislative e amministrative, ammantate di inutile terminologia pseudopedagogica. Tale domanda non può essere elusa, ma solo in quanto elementi di autentica professionalità possano filtrare attraverso e nonostante le maglie burocratiche.
Il bisogno più vero, anche se non sempre espresso, è di ritrovare, elaborare, sviluppare i fondamenti del fare scuola, e in primo luogo del fare educazione linguistica, come risposta a un’esigenza di crescita democratica del paese: in questo senso il messaggio delle Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica ha una validità che travalica i decenni.
2. Crescere nella didattica quotidiana
Al primo posto, nell’offerta formativa promossa o ispirata dal GISCEL, deve essere ancora una volta la pratica didattica che si svolge giorno per giorno nelle scuole: nelle aule, ma auspicabilmente anche fuori delle aule, nelle ore di lingua e di lingue ma anche in tutte le altre. Il ricorso a “progetti”, “laboratori” e altre iniziative - intese come straordinarie o comunque a lato del lavoro d’aula - può essere molto proficuo a patto che sia sorretto da una didattica di qualità in ogni momento “ordinario” del rapporto educativo.
Per didattica di qualità intendiamo una pratica ispirata ai princìpi delle Dieci tesi: valorizzazione del plurilinguismo individuale e sociale, e dunque del patrimonio linguistico di cui ciascuno è portatore; attività linguistiche motivate da, o quanto meno regolate su, situazioni comunicative reali; riflessione sulla lingua e sulle lingue improntata a un atteggiamento esplorativo e non dogmatico né normativo. Il tutto tenendo conto che l’apprendimento nasce in primo luogo dall’operare, con le mani e col cervello.
3. I contenuti della formazione
Quanto detto richiede che al centro della formazione in servizio ritornino alcune parole d’ordine semplici e ormai antiche:
§ necessità per l’insegnante di una salda preparazione scientifica e – soprattutto – di un atteggiamento scientifico di fronte ai fatti di lingua;
§ coscienza del grande compito civile che impegna chi fa educazione linguistica;
§ priorità della pratica e dello sviluppo delle abilità linguistiche di base;
§ spazio adeguato, in questo contesto, alla cura delle abilità ricettive;
§ attenzione al conseguimento dei livelli di padronanza linguistica da garantire a tutti e alla loro verifica
§ presenza contestuale delle attività di riflessione sulla lingua, che occorre curare e sviluppare a partire dalla «capacità, inerente al linguaggio verbale, di autodefinirsi e autodichiararsi e analizzarsi» (nono principio della Tesi VIII );
§ pratiche di apprendimento attivo, che impegnino in ogni momento la mente e la fantasia degli allievi;
§ conoscenza, elaborazione critica e riappropriazione creativa delle “buone pratiche” già sperimentate da molti insegnanti, che si ispirano a questi princìpi.
4. La qualità della formazione
Una formazione in servizio di qualità deve incorporare il principio dell’apprendimento attivo nei suoi modi di svolgimento: non avrebbe senso contraddire nell’atto della formazione la pratica didattica che si raccomanda.
La formazione si riduce a semplice informazione quando non è accompagnata dall’attività collettiva di riflessione, rielaborazione, applicazione creativa. Questo può essere inevitabile in date circostanze per limiti di tempo e di spazio, ma bisogna sapere che tale pratica puramente trasmissiva è solo una delle tante opportunità formative e può costituire uno stimolo allo studio individuale o una premessa ad attività in cui «I contenuti disciplinari non sono ‘dati’ ma scandagliati dagli stessi docenti, chiamati a compiere operazioni su di essi e con essi. E le operazioni richieste sono le stesse che i docenti compiono nell’esercizio quotidiano della loro professionalità: progettare percorsi, ipotizzare situazioni di apprendimento, predisporre materiali…»[1].
Come l’educazione linguistica rispetta e valorizza il patrimonio linguistico di partenza, così la formazione in servizio deve rispettare e valorizzare la professionalità pregressa dei docenti in formazione. «Niente del saper fare degli insegnanti è da buttare via e obsoleto. Le competenze acquisite in ore, giorni, anni passati ad insegnare a schiere di bambine e bambini, ragazze e ragazzi sempre diversi rappresentano un patrimonio inesauribile di pratiche didattiche ed educative»[2]
Questo significa tra l’altro che la comunicazione delle “buone pratiche” è diffusione orizzontale, da insegnante e insegnante, più che trasmissione verticale da “esperto” a insegnante. La formazione in servizio organizza spazi e momenti per tale diffusione, gli esperti la agevolano con informazioni, reinterpretazioni, generalizzazioni.
5. La formazione iniziale
Fin dalle sue origini il Giscel ha posto la questione della formazione iniziale degli insegnanti come centrale per le sorti dell’educazione linguistica. Indicazioni importanti furono avanzate in proposito dal Giscel e dalla SLI già nel 1985, riprodotte nel 1991 in appendice al volume La lingua degli studenti universitari.
Una formazione iniziale degli insegnanti in appositi percorsi e sedi istituzionali ha avuto un avvio nel nostro paese da pochi anni. Un confuso e improvvisato tentativo di restaurazione (incluso nella “riforma Moratti”) minaccia di farla arretrare, invece che farla crescere correggendo i difetti riscontrati. Il Giscel si impegna a elaborare quanto prima proposte organiche in materia; fin da ora però si può asserire che molti dei princìpi enunciati ai punti 3 e 4 possono e devono valere anche per la formazione iniziale.
6. Formazione “in linea” e in presenza
L’urgenza di interventi formativi per “grandi numeri” ha portato il MIUR e gli enti ad esso collegati a privilegiare la formazione a distanza per via informatica.
Il GISCEL intende accogliere e valorizzare l’apporto che le nuove tecnologie possono dare alla formazione: possibilità di creare archivi di ricerche ed esperienze a basso costo e facilmente accessibili, possibilità di raggiungere e mettere in contatto insegnanti dispersi in sedi isolate, ecc.
Il GISCEL ha partecipato e partecipa a progetti formativi a distanza con lo scopo preminente di acquisire e valutare esperienze sulle possibilità offerte dalle tecnologie più interattive e sofisticate.
In ogni caso riteniamo che nessuna interazione “virtuale” possa sostituire interamente il confronto faccia a faccia e il lavoro comune intorno a un tavolo materiale. Questi momenti, sia pure integrati ai collegamenti in rete, restano imprescindibili in una formazione di qualità.
7. I circuiti istituzionali
Con le sue sole forze il GISCEL può raggiungere una percentuale limitata del corpo insegnante, in sostanza una fascia di élite. Un’azione formativa più estesa richiede di collaborare con gli enti istituzionali che dispongono delle risorse organizzative e finanziarie necessarie. Esperienze positive in proposito non sono mancate in passato.
Il GISCEL intende offrire le competenze scientifiche e l’esperienza formativa di cui dispone agli enti ai quali la legislazione attuale affida una responsabilità primaria nella formazione in servizio: università, IRRE, uffici scolastici regionali, enti locali; preciserà la propria offerta predisponendo moduli formativi definiti nelle grandi linee. Il GISCEL ritiene importante e significativo confrontarsi con le istituzioni per discutere forme e modi e, soprattutto, contenuti della formazione. Per questo è pronto sia a partecipare a iniziative istituzionali in cui sia riconosciuta la specificità delle sue competenze sia a confrontarsi alla pari con altri soggetti o enti per definire nuovi obiettivi formativi.
Il GISCEL non partecipa a iniziative in cui sia chiamato a svolgere solo un ruolo subalterno di mero fornitore di risorse umane di progetti non condivisi.
“Pacchetti formativi”
Documento approvato dall’Assemblea di Vercelli, 22.8.06, nella prima parte come orientamento generale, nella seconda parte come una ipotesi possibile tra altre.
Premessa
L’assemblea di Milano (23.9.2005) ha deliberato «che per il 2007 (e di norma negli anni in cui non si tiene il Convegno nazionale) siano organizzati seminari interregionali rivolti a giovani docenti per valorizzarne le esperienze didattiche e creare una banca dati di esperienze Giscel»; successivamente nel Seminario nazionale Esperienze di formazione a confronto e linee per un progetto di formazione condiviso (Roma, 15.1.06) «è emersa l’idea che il Giscel concretizzi la propria offerta formativa da proporre agli enti indicati in veri e propri “pacchetti”, con elementi fissi di garanzia della qualità ed elementi variabili per formato e contenuti. Si è proposto che l’elaborazione di tali “pacchetti” sia affidata al Comitato scientifico in concorso con la Segreteria nazionale».
La proposta è articolata in due modelli, riferiti a due situazioni ipotizzate: seminari organizzati autonomamente dal Giscel e proposta di attività formative a organi istituzionali.
Modello 1: Seminario interregionale GISCEL di 2 giorni e ½
(indicativamente: giovedì-sabato – 20 ore)
Destinatari: 20-40 insegnanti di Italiano, senza vincoli di grado scolastico
Scopi: diffondere e approfondire la conoscenza del testo delle Dieci Tesi e in particolare dei 10 Principi dell’educazione linguistica democratica (VIII tesi).
- promuovere una riflessione teorico-pratica su uno dei Principi.
Tema: un ambito definito in relazione a uno o più dei Dieci principi e a una o più delle abilità di base (ivi inclusa la riflessione sulla lingua)
1a mattina:
- relazione: “Le Dieci tesi e i compiti dell’educazione linguistica democratica”
- formazione di gruppi col compito di analizzare e discutere materiali di studio (stralci di articoli, documenti) pertinenti al tema del Seminario.
1o pomeriggio:
- socializzazione dell’esperienza dei gruppi di studio
- relazione o relazioni introduttive al tema del Seminario, comprendenti le proposte di lavoro ai gruppi
2a mattina
- formazione di gruppi di lavoro su aspetti specifici del tema, riferiti a specifici materiali (dati sperimentali, materiali didattici, tracce di lavoro)
Compiti dei gruppi:
- presentazione di esperienze didattiche dei corsisti e confronto con le proposte del Seminario;
- elaborazione di tracce di lavoro e materiali didattici
2o pomeriggio: continuano i lavori di gruppo
3a mattina:
- presentazione dei lavori,
- valutazioni sul seminario
- conclusioni.
Modello 2: per proporre un Seminario provinciale o regionale in collaborazione GISCEL/istituzione (USR, CSA, IRRE)
2 incontri a distanza di almeno 3 mesi (da 16 a 20 ore)
destinatari: 30-50 insegnanti di Italiano di un grado scolastico dato
Scopi: sollecitare l’attenzione didattica alle abilità linguistiche di base e fornire strumenti di innovazione;
- sollecitare l’approfondimento teorico dei problemi didattici.
Tema: una delle attività di base
1o incontro (una giornata o possibilmente 1 e ½ ; settembre o ottobre):
introduzione: le abilità di base vanno seguite, insegnate, valutate
criteri didattici per l’abilità tematizzata
proposte di lavoro: prima analisi in gruppi
periodo di intervallo: gruppi locali formulano e sperimentano progetti di lavoro
restano in contatto online con i docenti del corso per chiarimenti e suggerimenti
2o incontro (una giornata, tra febbraio e aprile):
relazioni, confronti sulle sperimentazioni svolte
N.B.: questo modello potrebbe essere adattato, con opportune modifiche, a una tematica trasversale o di continuità verticale; naturalmente cambierebbe la composizione dei destinatari.
[1] Dal documento del GISCEL Sicilia Un glossario per la formazione.
[2] S. Ferreri, Non uno di meno, La Nuova Italia 2002, p. 7.