Lettera del segretario nazionale (marzo 2010)
Care amiche, cari amici del Giscel,
come ho più volte detto, l’incarico assegnatomi è complesso. Esso richiede impegno sul piano gestionale, grande attenzione su quello relazionale e, cosa non meno necessaria anche se ricordata per ultimo, spessore scientifico. Sento la non lieve responsabilità che deriva dall’accettare il compito. Per questo conto sul contributo di tutti coloro che con rigore scientifico e dedizione lavorano nella nostra associazione, rendendola ricca di fermenti e di stimoli.
Rilancio del ruolo
politico e culturale del Giscel
Promozione del nostro
ruolo di interlocutori
Attenzione alle
emergenze sociali e scolastiche
Rilancio del ruolo politico e culturale del Giscel
Mi preme evidenziare come, in questo momento, risulti quanto mai opportuno rilanciare il ruolo politico e culturale del Giscel. In presenza di un interlocutore istituzionale ‘disattento (?)’, tutti gli argomenti diventano vuoti e privi di prospettiva. Abbiamo più volte sperimentato, in questi ultimi anni, come sia per certi aspetti deprimente tentare di instaurare uno scambio con chi non è particolarmente avvezzo al confronto, alla possibilità di replica, all’argomentazione che si sviluppa su ragioni scientifiche pur tenendo presenti quelle della politica. La scuola, come l’università, prima di essere di destra o di sinistra è un organo costituzionale, “un organo vitale della democrazia” (Calamandrei) e noi ogni giorno dentro la scuola, nelle aule universitarie, non lavoriamo per i bambini, i ragazzi, i giovani di questo o quel partito, di questa o quella confessione. Noi lavoriamo per garantire ai nostri piccoli e giovani cittadini di oggi una crescita, uno sviluppo in termini di intelligenza, conoscenza, capacità critica e, nel nostro specifico, di “dominio della parola”. Tutto ciò naturalmente a vantaggio di una società democratica.
Promozione del nostro ruolo di interlocutori
Accanto alla denuncia, atto legittimo e sempre appropriato del pensiero e della parola, occorre pensare ad altre forme, a nuove modalità per riportare al centro dell’attenzione comune la scuola e l’università. Dobbiamo muoverci sul piano propositivo, assegnare spessore e giusta visibilità ai principi in cui crediamo attraverso ipotesi feconde e interventi sul campo e, soprattutto, dobbiamo promuoverci costantemente come interlocutori. Credo perciò sia utile allacciare nuovi e più stabili contatti con le scuole, gli Uffici scolastici regionali; predisporre forme di collaborazione con Dipartimenti, Facoltà, Enti di ricerca, Istituti afferenti alle Istituzioni meno occasionali di quelle attuali; appassionare i più giovani coinvolgendoli in iniziative di ricerca e formazione. Agire dall’interno delle scuole e delle università con azioni concrete, nette, visibili e se possibile continue. Accogliere le istanze più urgenti dei docenti, studiare modi per far sì che proprio nelle scuole, proprio nelle università si sperimentino e si sviluppino forme di inclusione, di democrazia partecipata. C’è tanto da fare. Dunque, mettiamoci al lavoro.
Come abbiamo sempre fatto nel corso di tutti questi anni, poniamo al centro dei nostri interessi chi apprende, le difficoltà che incontra, le possibili strade per favorire traguardi di apprendimento sempre più adeguati. Inventiamoci modi per ribadire la necessità di un sistema scolastico più inclusivo. Ripetiamo con rinnovata lucidità che i successi migliori si realizzano nelle classi eterogenee. Attiviamoci con le risorse intellettuali di cui disponiamo e predisponiamo azioni per compensare i danni di chi è costretto, suo malgrado, a vivere all’interno di un sistema scolastico o universitario ridotto allo stremo. Non disdegniamo di scendere in campo, non rimaniamo in attesa di tempi migliori.
Attenzione alle emergenze sociali e scolastiche
È vero gli spazi entro i quali agire, ci vengono rosicchiati, svuotati, ridotti. Sta a noi inventarcene di nuovi. Con l’ingegno e l’intelligenza, di chi esercita professionalmente un'arte - quella dell’educare e dell’istruire alla parola - e vi si dedica abitualmente, valorizziamo, in piena continuità con lo spirito della nostra associazione, l’esperienza maturata nello studio dei problemi linguistici, per misurarci con rinnovato entusiasmo sul campo con le emergenze sociali e scolastiche, a proporre ipotesi di intervento per affrontare problemi radicati, e quelli di recente formazione, che devono essere se non risolti, arginati. Scuola e Università non possono più attendere.
Utopia? Può darsi. Ma nel percorso da costruire verso questa utopia io vedo il senso del nostro essere insieme, l’autentico inveramento dei principi cardine delle Dieci Tesi.
Nel conto delle cose da fare indicherei:
- un migliore coordinamento delle attività dei gruppi regionali con una attenzione particolare per quelli che attraversano forme di intorpidimento o manifestano sofferenze così come convenuto in Assemblea;
- l’elaborazione di un piano a largo respiro che possa servire a rilanciare il nostro ruolo di interlocutore a livello istituzionale;
- la messa a punto di linee di intervento in grado di garantire sempre più pienamente il diritto all’istruzione e una migliore qualità di apprendimenti linguistici a tutti e, in particolare, alle minoranze, agli immigrati, ai bambini e ai ragazzi del Sud.
Maria Antonietta Marchese