XVI Convegno Nazionale GISCEL
La grammatica a scuola: quando? come? quale? perché?
Padova, 4-6 marzo 2010
Stefania Zilio, Silvia Vinante
Esperimenti sulla didattica dei verbi:proposte e risultati
Il lavoro mira a una riflessione sul rapporto tra linguistica e grammatica scolastica. Nelle nostre attività didattiche, ci siamo rese conto che molti manuali scolastici mancano di una grammatica descrittiva di riferimento, quali sono divenute per l’italiano, le opere di Renzi-Salvi-Cardinaletti, Serianni e Schwarze. Le nostre attività hanno cercato di applicare le descrizioni delle grammatiche sopra citate alla pratica didattica e dunque di innestare l’innovazione nella tradizione garantendo, sulla base di una costante riflessione sulla lingua, un continuo scambio sinergico tra di esse.
I due esperimenti che abbiamo realizzato avevano come tematiche principali da una parte il confronto tra la Concordanza dei Tempi in italiano e la Consecutio Temporum in latino e dall’altra l’uso, l’analisi e la categorizzazione del verbo essere e dei verbi copulativi. Entrambe le attività prevedevano un test di ingresso, lezioni frontali e operative, un test finale.
Per quanto riguarda il primo esperimento (cfr. Zilio 2009), svolto in una terza liceo scientifico ad Este (PD), si è confrontata la definizione di ‘Concordanza dei Tempi’ in Italiano data da Vanelli (1988) con quella di alcune grammatiche scolastiche (Dardano-Trifone, Panebianco, Sensini, Fogliato), rilevando somiglianze e differenze. Per il latino si sono presi in considerazione il lavoro descrittivo, ma di stampo teorico generativo di Oniga (2007, 2a ed.) e le grammatiche scolastiche di Liotta, Dionigi-Morisi-Riganti e Flocchini-Bacci. L’obiettivo principale è stato di guidare i ragazzi dalla propria lingua ad un’altra, per far loro sentire come le difficoltà nell’apprendimento del latino possano venire di molto alleggerite grazie al confronto con la nostra lingua madre. Per dimostrare come italiano e latino non siano così lontani tra loro, ho utilizzato il concetto di deissi, ho spiegato gli usi deittici, non deittici e modali dei Tempi verbali ed ho applicato il modello valenziale di Tesnière a livello di Periodo: in tal modo ho delineato una classificazione delle subordinate sulla base di un criterio sintattico (distinguendo tra proposizioni Argomentali come Gianni ha detto che arriverà domani, Attributive come Gianni, che è un mio amico, arriverà domani ed Extranucleari come Gianni pensava come sarebbe riuscito ad arrivare) ed ho mostrato come si possa applicare sia all’italiano che al latino.
L’altra attività (cfr. Vinante 2008), svolta a Predazzo (TN) in tre classi seconde di una scuola media, si proponeva di applicare un’analisi alternativa del ‘predicato nominale’, non più basata sul valore semantico del verbo essere (essere+nome/aggettivo versus essere = “appartenere, trovarsi, avvenire in un certo momento”), dimostrando quindi come si possa superare l’analisi di essere come predicato verbale. Il modello applicato, costruito passo passo con i ragazzi durante le lezioni, prevedeva una nuova classificazione dei predicati, secondo il seguente schema: predicati verbali, predicati non verbali (tra i quali c’è la sottocategoria dei predicati nominali). Inoltre, ho cercato di fornire criteri pratici di riconoscimento di essere ausiliare rispetto a essere copulativo (per es. la possibilità di formare il superlativo di un predicato aggettivale: La mamma è bella, la mamma è bellissima; la mamma è arrivata, * la mamma è arrivatissima).
Di entrambe le Attività mostreremo come sono state strutturate da un punto di vista operativo e metodologico, e faremo un’analisi degli errori più frequenti degli studenti nei test d’ingresso e finale.
Concludendo, alla base delle due Attività c’è stata la volontà di verificare quanto il modello della Linguistica teorica filtrato dalla grammatica descrittiva possa essere utile allo studente nello studio della grammatica. Inoltre, come costante metodo di lavoro si è ricorsi alla competenza nativa degli studenti, chiedendo loro giudizi di grammaticalità: questo metodo ben si presta alla didattica intesa in senso quanto mai maieutico. I giudizi di grammaticalità sono infatti uno strumento di facile applicazione, che danno un feed-back positivo ai ragazzi: rendersi conto che come parlanti madrelingua abbiamo delle competenze innate e riusciamo a giudicare i costrutti della nostra lingua, permette di capire che ci sono regole naturali che abbiamo dentro e che nessuno violerebbe mai, ma che d’altra parte nessuno ci ha mai insegnato. Dal punto di vista didattico, l’applicazione dei giudizi di grammaticalità ha ricadute positive specialmente quando si risale alla regola o generalizzazione. Ragionare insieme sulle regolarità della lingua, che tutti abbiamo dentro da sempre, ci fa capire che in fondo la grammatica non è poi così astratta. Nel caso di una comparazione tra lingue diverse, come visto per italiano e latino, l’utilizzo di categorie più astratte permette ai ragazzi di cogliere “il generale” di quello che sarebbe altrimenti un meticoloso confronto linguistico, e rimuovendo le Osservazioni “troppo particolari” che necessitano di studio e memorizzazione.
Bibliografia selettiva
CARPEGNA-MANDES (2000), Di ciliegie non ce n’è?, Torino, Edizioni Il Capitello, vol. A.
DARDANO-TRIFONE (1995), Grammatica italiana con nozioni di linguistica, Bologna, Zanichelli.
FLOCCHINI-BACCI (2005), Dalla sintassi al testo, Milano, Bompiani.
LONGOBARDI G. (1985), Su alcune proprietà della sintassi e della forma logica delle frasi copulari, in: SAVOIA L. M. e FRANCHI DE BELLIS A. (eds.), Sintassi e morfologia della lingua italiana d'uso. Teorie e applicazioni descrittive, Atti del XVII Congresso Internazionale SLI, Roma, 1985, 213-223.
MORO A. (1993), I predicati nominali e la struttura della frase, Padova, Unipress.
ONIGA R. (2007), Il latino. Breve introduzione linguistica, Milano, Franco Angeli Editore.
RENZI-SALVI-CARDINALETTI (a cura di) (1988-91), Grande Grammatica italiana di consultazione, Bologna, Il Mulino, vol. I-II.
SENSINI M. (1995), Le parole la lingua e il testo, Milano, Arnoldo Mondadori Scuola, vol. C.
TUFFANELLI L. (1996), Il gioco delle parole, Firenze, La Nuova Italia.
VANELLI L. (1993), Osservazioni sulla concordanza dei tempi in italiano, in Omaggio a Gianfranco Folena, Padova, Editoriale Programma, vol. III, pp. 2345-2373.
ZILIO S. (2009), Concordanza dei Tempi e Consecutio Temporum: Attività didattica per un confronto italiano-latino, Tesi di Laurea in Linguistica (Università degli Sudi di Padova).