XVI Convegno Nazionale GISCEL
La grammatica a scuola: quando? come? quale? perché?
Padova, 4-6 marzo 2010
GISCEL Veneto
Tra parole vuote e parole piene. La negoziabilità della preposizione nei testi
Le preposizioni tendono ad essere considerate parole vuote di significato e non degne di particolare attenzione didattica, se non per essere grammaticalmente elencate e classificate, eppure instaurano relazioni, realizzano significati, possono essere negoziabili o selezionate obbligatoriamente, possono avere funzione di preposizione o di congiunzione. La categoria è quindi complessa e nel contempo ha un ruolo fondamentale nella costruzione dei significati e delle relazioni sintattiche all’interno della frase.
La ricerca del gruppo GISCEL Veneto nasce dalla percezione che l’uso delle preposizioni sia un campo debole nella produzione scritta e orale degli studenti e insieme trascurato dalla didattica della riflessione linguistica. Studi recenti e meno recenti rafforzano questa percezione, registrando gli usi preposizionali tra gli errori più frequenti negli elaborati scritti degli studenti.
Il corpus dell’analisi è costituito da una raccolta di esempi, in cui sono presenti usi discutibili (es.: ...le guardie che solitamente controllavano l'entrata al porticciolo...), modificabili (...difficoltà nell’integrarsi con le altre persone) o errati (es.: I nomi propri designano una cosa inconfondibile e non si può distinguere con le altre dello stesso genere), trovati nella produzione scritta e orale degli studenti (17 di scuola primaria/ 70 di scuola secondaria di 1°/ 21 di scuola secondaria di 2° e laureati).
L’attenzione e la discussione si sono incentrate sui meccanismi che potevano aver generato il particolare uso delle preposizioni, nell’ottica secondo la quale gli errori degli studenti sono raramente “casuali” e costituiscono una miniera di informazioni utili all’insegnante per progettare in maniera mirata l’attività didattica. La costruzione “Contribuire a tutti e a se stessi”, ad esempio, sembra essere dovuta ad una non dominanza dei tratti di significato del verbo, mentre nella frase “La conoscenza della lavorazione del ferro veniva trasmessa da padre in figlio” la scelta della diatesi passiva trascinerebbe con sé un complemento d’agente.
Anche se ogni scelta preposizionale sembrava presentarsi come un caso a sé, si è tentato di individuare una tipologia di errori, non basata sulla frequenza ma su ipotesi di meccanismi sottostanti le scelte linguistiche.
Dal corpus iniziale sono stati successivamente selezionati otto esempi ed è stata messa a punto una prova focalizzata sulla capacità degli studenti di produrre riflessioni metalinguistiche e di spiegare e discutere eventuali errori o soluzioni.
I risultati hanno portato il gruppo GISCEL a compiere alcune osservazioni sui comportamenti degli studenti, sulla loro competenza metalinguistica e sui risultati delle loro considerazioni in relazione alle esperienze curricolari di riflessione sulla lingua.
Il lavoro di ricerca e la discussione hanno confermato la complessità della categoria delle preposizioni. La “vaghezza” linguistica, e di conseguenza didattica, ha fatto molto discutere, costringendo a prendere in considerazione alcune etichette e luoghi comuni che i docenti non sono consapevoli di avere, primo fra tutti la convinzione che l’uso del vocabolario possa sempre risolvere le situazioni problematiche e dirimere qualsiasi ambiguità d’uso. Sono stati riconosciute anche alcune discutibili strategie di correzione nella pratica didattica.
Fino ad ora sono emersi alcuni aspetti didattici, tra i quali: la difficoltà a trovare percorsi e attività “intelligenti” per educare gli studenti a considerare le preposizioni un fenomeno linguistico non “trasparente” e di conseguenza ad operare scelte consapevoli; la necessità che in queste attività si distingua chiaramente la competenza d’uso dalla competenza meta riflessiva, dato che si tratta sia di momenti diversi, sia di linguaggi diversi.
In prospettiva, il gruppo intende proseguire la ricerca e l’approfondimento mantenendo sullo sfondo alcuni criteri quali la verticalità negli ordini di scuola, le sequenze di acquisizione e la metodologia riferibile ad esperimenti grammaticali su micro-fenomeni.
Le possibili proposte didattiche sono ancora in fase di sistemazione, tuttavia la sperimentazione potrà proseguire lungo alcune linee:
1. una didattica di supporto alla visibilità, quindi al riconoscimento delle preposizioni;
2. nel caso di incertezze nelle relazioni concettuali, la focalizzazione sul significato veicolato dalle preposizioni, sviluppando la percezione della molteplicità delle opposizioni semantiche realizzate dalla preposizioni non selezionate obbligatoriamente;
3. nel caso di incertezze nelle relazioni grammaticali, una didattica che parta dalla "evocazione" dello scenario degli attanti del verbo e del nome, per arrivare alla realizzazione sintattica delle valenze nel contesto della frase e alla loro eventuale rappresentazione grafica.
Bibliografia
Bagna C. (2004), La competenza quasi-bilingue quasi-nativa. Le preposizioni in italiano L2, Franco Angeli, Milano,
D. Calleri, 'Stili' diversi nell'acquisizione delle preposizioni in italiano L1 e L2, in Grassi R., Bozzone Costa R., Ghezzi C. (a cura di) (2008), Dagli studi sulle sequenze di acquisizione alla classe di italiano L2, Guerra Edizioni, Perugia
De Masi S., Maggio M. (a cura di) (2008), Pratiche di scrittura nella scuola superiore, G.I.S.C.E.L., Franco Angeli, Milano
Prandi M. (2006), Le regole e le scelte, Utet Università, Novara
Renzi L. - Salvi G. - Cardinaletti A. (a cura di), 2001, Grande grammatica italiana di consultazione, vol. I, il Mulino, Bologna, il capitolo di Rizzi sul sintagma preposizionale
Schwarze C. (2009), Grammatica della lingua italiana, a cura di Colombo A., Carocci editore, Roma