XVI Convegno Nazionale GISCEL
La grammatica a scuola: quando? come? quale? perché?
Padova, 4-6 marzo 2010
GISCEL Sardegna
Caccia ai suffissi. Da una lingua all’altra
Il campo di lavoro è quello della formazione delle parole; l’attenzione è rivolta prevalentemente (ma non esclusivamente) al fenomeno della derivazione per suffissazione.
Come sappiamo, la derivazione e la suffissazione hanno una grande incidenza quantitativa nella formazione delle parole nell’italiano, come attesta il Grande Dizionario Italiano dell’Uso, che conta tra i suoi lemmi oltre novantamila derivati, la gran massa dei quali è costituita da derivati con suffissi (Tullio De Mauro, 2005). Ci sembra perciò importante sperimentare strategie didattiche utili ad esaminarne il funzionamento assieme agli studenti, osservando anche se, e quanto, ciò che vale per l’italiano può valere anche per le lingue straniere.
Il gruppo di ricerca ha assunto una prospettiva plurilingue che fa leva sul concetto di trasferibilità delle competenze linguistiche e si basa su una collaborazione sperimentale fra docenti di diverse lingue, che utilizzano una metodologia comune per la riflessione grammaticale e che puntano a far emergere analogie e differenze nel funzionamento di alcuni fenomeni linguistici e più in generale a evidenziare ciò che nelle lingue vi è di comune e ciò che è diverso e tipico di ciascuna di esse; ovviamente con l’utilizzo di materiali differenziati e un livello di riflessione diversificato per le diverse fasce di età (ma anche in relazione al diverso possesso dei meccanismi linguistici nella lingua madre e nelle lingue straniere).
Il lavoro si basa su attività di studio e ricerca didattica, con brevi segmenti di sperimentazione nelle classi, progettati collettivamente e realizzati sulla base di un orientamento comune: i componenti del gruppo di ricerca conducono la sperimentazione nelle loro classi o in altre in cui comunque collaborano e interagiscono con insegnanti di italiano e di lingue straniere (il lavoro include anche il sardo che spesso è praticato e conosciuto anche se in modo irriflesso dagli alunni). Sono coinvolte circa dieci classi, dalle scuole elementari al biennio delle superiori, cosa che consente di fare sugli aspetti considerati delle osservazioni di tipo qualitativo anche in progressione verticale.
Comune a tutti i docenti è l’approccio ad una riflessione sulla lingua capace di sollecitare gli alunni a
· porsi domande sul funzionamento delle lingue,
· scoprire elementi di regolarità ma anche di variabilità degli usi,
· maturare la consapevolezza che le regolarità osservate non sono definite una volta per tutte ma possono essere ridefinite sulla base di nuovi usi considerati,
· usare i dizionari – monolingui, bilingui / cartacei, online – come “fonti”,
· diventare consapevoli delle competenze linguistiche acquisite.
Nella prospettiva di una rinnovata consapevolezza dei docenti di lingua sul come e a quale scopo fare grammatica in classe, con la nostra comunicazione intendiamo illustrare alcuni aspetti delle attività didattiche laboratoriali con cui gli alunni possono essere guidati a sviluppare sensibilità e attenzione alla forma delle parole, nel caso specifico a individuare i derivati, ad analizzare i morfemi di cui una parola è formata e il significato di cui ogni morfema è portatore, al gusto e al piacere di fare ipotesi per avvicinarsi progressivamente al significato di parole sconosciute o di difficile comprensione. Abbiamo la convinzione che questo approccio alla riflessione grammaticale sia capace di arricchire e affinare le abilità linguistiche degli alunni, sia ricettive che produttive, oltre che di sviluppare le loro capacità metacognitive. Inoltre siamo convinti che un approccio plurilingue contribuisca a una migliore padronanza anche della lingua madre innescando un meccanismo in cui le lingue si alimentano, integrano e fortificano a vicenda.
In fase di verifica ci attendiamo che gli alunni coinvolti nella sperimentazione, davanti a testi che presentano derivati di non facile decodifica, sappiano formulare ipotesi e, attraverso un percorso sempre più autonomo, sappiano riutilizzare un metodo di cui si sono appropriati grazie a specifiche attività di riflessione sulla lingua, mettendo in gioco strumenti personalmente collaudati per riuscire “nell’impresa del capire il testo”.
Riferimenti bibliografici
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