XVI Convegno Nazionale GISCEL

La grammatica a scuola: quando? come? quale? perché?

Padova, 4-6 marzo 2010

Roberta Penge (neuropsichiatra infantile, Università di Roma “La Sapienza”, Presidente Associazione Italiana Dislessia), Elena Martinelli e Gruppo di  lavoro Giscel-AID

Com’è ‘fare grammatica’ se sei un alunno con un Disturbo Specifico d’Apprendimento?

I bambini con DSA vengono descritti come soggetti che hanno difficoltà “settoriali” nell’apprendimento e nell’uso del codice scritto, ma, come alunni, sperimentano una serie di difficoltà che vanno oltre quelle di lettura e scrittura e che spesso disorientano gli Insegnanti.

Una di queste difficoltà “inattese” è, per molti alunni con DSA, relativa al “fare grammatica”: pur utilizzando correttamente le diverse struttura grammaticali, questi alunni faticano a apprendere formalmente le regole che governano la lingua, quantomeno nella modalità in cui la scuola le richiede loro. Queste difficoltà possono derivare da un inefficiente accesso al lessico specifico e/o alla denominazione precisa e rapida di una parola o di un fenomeno, oppure da un inadeguato sistema di immagazzinamento e recuepro di informazioni dalla memoria a lungo termine. In altri casi, quella che invece sembra deficitaria, è una più globale capacità di rappresentazione (formale) della lingua orale, di cui quindi la grammatica costituisce solo un aspetto.

Ma si tratta di una difficoltà nel fare grammatica, nel riflettere sulla lingua o ancora nell’acquisire ed utilizzare efficacemente il linguaggio formale della grammatica per riflettere sulla lingua?

Questa comunicazione vuole essere innanzitutto un’occasione per riflettere su dati, esperienze e domande che vengono dall’incontro tra le conoscenze linguistiche, pedagogiche e quelle cliniche.

Verrà quindi fornita una prima informazione sulle manifestazioni cliniche e neuropsicologiche di alcune difficoltà riferite ed osservabili nei ragazzi con DSA e chiamate massicciamente in causa quando si fa grammatica. Conoscerle può aiutare il docente, che ha in classe un alunno con DSA, a programmare la propria azione didattica, evitando di basarsi in modo prevalente proprio su quelle competenze che in questi alunni risultano più fragili, orientandosi piuttosto su altre attività, che valorizzino competenze che ci sono o che è legittimo pensare possano svilupparsi nel tempo in modo solido, efficace e tendenzialmente omogeneo rispetto al resto della classe.

L’indagine clinica sui DSA in Italia,  per quanto sia partita in ritardo rispetto ad altre nazioni, ha fatto notevoli passi avanti negli ultimi15 anni. La ricerca clinica, pedagogica e linguistica sulle difficoltà dei ragazzi con DSA nella riflessione linguistica o nella grammatica è solo all’inizio. Molte quindi le questioni aperte: i) la necessità di verificare se davvero ci sia questa forte discrepanza di prestazioni tra i DSA e i non DSA riguardo alla grammatica (e a ‘quale grammatica’); ii) se vi siano momenti nella crescita della persona nei quali è comunque importante vengano fissati determinati fondamentali della grammatica, affinché fungano da’modelli’, verificatane la reale utilità,  (e allora quali - ma non possono essere tutti - e come fissarli, affinché il loro recupero sia certo, consapevole anche per questi studenti), o se essi possono invece essere appresi anche più tardi; iii) quali siano i nuclei di contenuto davvero più ostici, anche nell’ambito della morfologia; iiii) quali strategie e strumenti compensativi possono essere utili ai Dislessici (ma forse anche ai non Dislessici) per affrontare in modo più efficace la riflessione sulla lingua? v) quanto le difficoltà dei dislessici sono solamente loro o essi non rappresentano invece la punta di un iceberg, con la loro difficoltà ad apprendere, a fissare informazioni che si somigliano ma sono diverse e ritrovarle, che per gli altri studenti significa invece aver appreso, ma non compreso ... e gli interrogativi su ‘quale grammatica’ e ‘come farla’ sono ancora una volta quelli decisivi.

Bibliografia di riferimento

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