XVI Convegno Nazionale GISCEL
La grammatica a scuola: quando? come? quale? perché?
Padova, 4-6 marzo 2010
Carmela Camodeca (CTP di Aosta - Università per Stranieri di Siena, Centro CILS)
L’impiego del modello grammaticale valenziale come strumento teorico-operativo per l’apprendimento dell’Italiano L2
Il lavoro presenta un esperimento che ha per oggetto l’applicazione del modello valenziale nell’ambito di un corso di italiano L2 per donne adulte e giovani adulte (di cui anche studentesse di Scuola Superiore), condotto negli anni 2008 e 2009 presso il Centro Territoriale Permanente di Aosta e finalizzato al conseguimento della certificazione CILS di livello B1.
La sperimentazione ha come area teorica di riferimento i seguenti filoni di ricerca: da un lato gli studi sulla grammatica valenziale relativi soprattutto alla lingua italiana, compresi gli esperimenti didattici condotti con l’impiego di tale modello, nonché le ricerche che indagano il modo di acquisizione della struttura argomentale della lingua d’arrivo. Dall’altra le riflessioni e le indicazioni presenti nel QCER in termini di livelli di competenza linguistico- comunicativa. In tale prospettiva, la scelta di introdurre il modello valenziale in un corso di italiano L2 è partita dall’ipotesi generale che comprendere e saper gestire la struttura profonda della frase in L2 possa agevolare lo sviluppo della competenza comunicativa e testuale in entrambe le varietà diamesiche, del parlato e dello scritto.
L’esperimento grammaticale in questione si pone l’obiettivo prioritario di fornire alle apprendenti uno strumento concettuale e operativo - il modello valenziale - che orienti la riflessione metalinguistica e incrementi la capacità glottomatetica. Qui si colloca anche il risultato atteso, che consiste nella effettiva acquisizione del metodo proposto. L’obiettivo motivazionale specifico è stato individuato nella corretta gestione delle preposizioni in italiano L2 ed è stato pienamente condiviso dalle apprendenti stesse, che hanno valutato la riflessione sulla lingua imprescindibile per acquisire quell’accuratezza da loro auspicata e attesa.
L’introduzione del modello valenziale non ha comportato la modifica dell’organizzazione in Unità Didattiche Testuali del corso; sono stati selezionati di volta in volta verbi facenti parte dei testi e del repertorio lessicale presente nelle stesse UD o ad essi attinenti, se direttamente proposti dalle apprendenti.
Il percorso si è articolato nelle seguenti tappe cognitive, in una prospettiva inclusiva e circolare basata su “scoperte” progressive e induttivamente effettuate:
1. problema iniziale: uso delle preposizioni. Suggerimento di una diversa strategia di apprendimento, ottenuta spostando l’attenzione dalla preposizione al verbo;
2. rappresentazione della struttura argomentale del verbo con l’impiego degli appositi schemi grafici, fino a comprendere tutte le possibilità presentate dal verbo italiano (verbi zero-mono-bi-tri-tetra-valenti). Uso della terminologia appropriata strettamente necessaria;
3. “scoperta” della differenza tra elementi indispensabili, necessari, accessori al completamento del verbo (argomenti, circostanti del nucleo, espansioni) e loro rappresentazione grafica;
4. “scoperta” della possibilità di esistenza di più strutture argomentali per uno stesso verbo: acquisizione della consapevolezza del legame tra sintassi e semantica;
5. “scoperta” della trasversalità del modello valenziale: individuazione delle analogie e differenze tra la struttura argomentale dei verbi italiani oggetto di analisi con quella dei medesimi verbi della propria L1;
6. verifica della possibilità di applicazione del modello ad altre categorie morfologiche, quali il nome e l’aggettivo;
7. verifica della capacità di impiego del modello valenziale per condurre una riflessione sulla struttura profonda della lingua.
Ogni fase ha implicato l’esecuzione di precise attività di ricezione-produzione, realizzate attraverso varie tecniche glottodidattiche, miranti inoltre a verificare l’effettiva acquisizione del metodo proposto.
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