Notizie e commenti, a cura di Adriano Colombo

La scuola che vorremmo

di Adriana Agostinucci, Daniela Bertocchi, Franca Quartapelle

Una proposta per una scuola rinnovata

I risultati dell’indagine internazionale PISA che, dal 2000, viene ripetuta ogni tre anni per verificare quali sono le competenze dei giovani a 15 anni (in molti paesi questa età coincide con la fine della scuola dell’obbligo) denunciano che la scuola italiana raggiunge risultati decisamente insoddisfacenti, in particolare nel Sud e nelle Isole. Nell’UE peggio dell’Italia si collocano solo la Bulgaria, la Grecia e il Portogallo.

D’altra parte in ripetute occasioni e in numerosi documenti è stata ribadita l’esigenza che la scuola riesca a formare cittadini competenti e capaci di muoversi in un mondo globalizzato. Valga per tutti il rapporto della Banca d’Italia su “I divari territoriali nella preparazione degli studenti italiani: evidenze dalle indagini nazionali e internazionali” che segnala la necessità di investire sulla scuola come condizione per avere un’economia competitiva a livello internazionale.

In Italia, dal 1968 in poi, ci sono stati numerosi tentativi di riforma e diverse sperimentazioni che hanno cercato di rispondere alle richieste della società civile:la riforma della scuola elementare, con i programmi del 1985 ha sortito buoni risultati, come appare anche da diverse indagini internazionali. Ma è comunque mancata una riforma complessiva che conducesse a una scuola realmente “nuova”. Perché è di questo che c’è bisogno. Infatti se la scuola pubblica nata nell’800 aveva lo scopo di garantire “l’acquisizione di nozioni astratte ad integrazione di una cultura pratica assimilata nella vita quotidiana al di fuori della scuola” (Libro Bianco,1995:29) e di  creare identità nazionale, la scuola del nostro secolo si confronta con un mondo complesso e globale, in cui i giovani devono apprendere non solo a conoscere regole consolidate e a rispettarle, ma soprattutto a progettare il futuro e ad affrontare l’imprevisto. Perché si giunga a questo, è necessario che la scuola valorizzi anche l’apprendimento che si realizza al di fuori degli ambienti scolastici, il curricolo non formale e informale degli studenti, in particolare le conoscenze e le capacità d’uso dei linguaggi digitali e degli ambienti e situazioni tipiche del Web 2.0.

È ormai irrinunciabile che l’allievo venga istruito ed educato ad assumere responsabilità, dominare situazioni complesse, selezionare e correlare informazioni, elaborare il pensiero critico, decidere autonomamente e comunicare le proprie idee, utilizzando anche le tecnologie multimediali che la società mette a disposizione. Ciò comporta il superamento della pretesa della “vecchia scuola”di fornire una formazione specializzata e completa, attraverso percorsi uguali per tutti. La scuola di oggi deve soprattutto far sì che gli studenti apprendano ad apprendere e acquisiscano la consapevolezza che dovranno continuare ad apprendere per tutta la vita.

Per questo diventano centrali, ad ogni livello, l’apprendimento attivo e cooperativo, la flessibilità (con la composizione e scomposizione del gruppo classe), l’uscire sistematicamente dall’aula verso i laboratori, le biblioteche, le mediateche e soprattutto verso il territorio, vera palestra di conoscenza e progettualità, una certa autonomia dello studente nella composizione del proprio curricolo scolastico, aspetti che i recenti progetti di riforma Gelmini non contemplano.

Occorre una scuola che, certamente senza fare tabula rasa di una tradizione culturale importante, venga ripensata guardando al futuro, più che al passato.

Per una scuola di questo tipo occorrono adeguate risorse economiche e risorse umane formate e/o riqualificate. Occorrono puntuali verifiche e valutazioni di sistema, nonché di ogni istituzione scolastica, per far sì che le risorse siano efficacemente investite e non “spese” in modo routinario e poco incidente sui risultati.

Un sistema scolastico risulta efficace quando rende competitivo il paese sul piano della ricerca e dell’economia, ma anche quando promuove al meglio le sue giovani generazioni, così da contribuire positivamente a rimuovere gli ostacoli sociali che limitano le possibilità e il progetto di vita di molti cittadini.

Queste considerazioni ci hanno indotto a elaborare una proposta per una scuola rinnovata.

(Milano, 19 giugno 2009)

La scuola che vorremmo

La scuola italiana ha le seguenti finalità

a.  istruire ed educare tutte le persone residenti in Italia − stabilmente o temporaneamente − in modo da permettere loro sia di continuare gli studi a livello universitario sia di inserirsi con qualifiche adeguate nel mondo del lavoro italiano e europeo

b.  integrare, in una scuola per tutti e per ognuno, persone di diverse etnie e culture e di diversi livelli di abilità

c.  contribuire a ridurre le disuguaglianze sociali

d.  favorire capacità di apprendimento e di adattamento ai cambiamenti della società anche dopo la conclusione dell’obbligo scolastico

e.  orientare gli apprendenti perché facciano scelte consapevoli nel corso dei loro studi e nella vita.

Pensiamo ad una scuola che possa concretamente raggiungere queste finalità e ne tracciamo gli aspetti fondamentali in 33 punti.

1.  La scuola pubblica è gratuita.

2.  La scuola comprende tre anni di scuola dell’infanzia, 6 anni di scuola primaria e 6 anni di scuola secondaria.

3.  Il diritto/obbligo di istruzione comprende 6 anni di scuola primaria e 4 di scuola secondaria.

4.  La scuola primaria si compone di due bienni progressivamente articolati in aree pre-disciplinari e in un biennio in cui si realizza un’articolazione per discipline.

5.  La scuola secondaria si articola in un biennio comune − con discipline obbligatorie e discipline opzionali scelte obbligatoriamente nell’ambito dell’offerta formativa delle singole scuole − e in un quadriennio articolato in non più di 20 indirizzi, impostati su curricoli flessibili che offrano discipline obbligatorie e discipline opzionali di indirizzo.

6.  Nella scuola primaria l’orario scolastico è di 40 ore settimanali, salvo richiesta dei genitori di un orario ridotto a 30 ore settimanali. L’orario settimanale della scuola secondaria è di 36 ore e comprende lezioni, attività di laboratorio, tirocinio, stage. La ripartizione dell’orario nell’arco dell’anno e della settimana viene decisa a livello di istituto. Oltre l‘orario scolastico possono essere previste attività facoltative.

7.  Le classi della scuola primaria sono composte da non più di 22 alunni e da non meno di 18, fatte salve le disposizioni relative ai portatori di handicap e agli istituti scolastici dei piccoli comuni. Nella scuola secondaria le classi del primo biennio sono composte da non più di 26 alunni, mentre le classi del secondo e del terzo biennio potranno essere composte da 28/30 alunni e non potranno scendere al di sotto di 20 alunni, fatte salve le disposizioni relative ai portatori di handicap.

8.  Gli alunni che compongono i gruppi in corsi opzionali non sono inferiori a 20.

9.  L’anno scolastico comprende non meno di 33 settimane di scuola.

10.Insegnanti, genitori e studenti partecipano alla vita della scuola attraverso rappresentanti da essi delegati negli organismi di gestione.

 Articolazione dei contenuti di istruzione

11. L’istruzione primaria riguarda obbligatoriamente l’area linguistico-espressiva (lingua di istruzione, almeno una lingua europea, arte e musica), l’area storico-geografico-sociale e l’area scientifico-matematico-tecnologica, l’attività fisica e sportiva e prevede l’acquisizione di competenze digitali di base. Nell’ultimo biennio si realizza l’articolazione di queste aree in discipline. L’insegnamento della religione è opzionale, disciplinato dal concordato tra Stato e Chiesa, ed è alternativo a un insegnamento/laboratorio  individuato dalle singole scuole.

12. Nell’istruzione secondaria vengono offerti insegnamenti, articolati in saperi disciplinari, che rappresentano i quattro assi culturali strategici:

-  asse dei linguaggi (verbali e non verbali)

-  asse matematico

-  asse scientifico-tecnologico

-  asse storico-sociale.

Nel primo biennio della scuola superiore gli insegnamenti caratterizzanti questi assi culturali sono obbligatori per almeno il 70% dell’orario scolastico. Per il restante 30% dell’orario agli studenti viene offerta la scelta tra più materie opzionali, che potranno sia rappresentare i  possibili indirizzi sia avere carattere formativo generale.

L’indirizzo viene scelto nel secondo biennio.

Nel secondo e terzo biennio il 50% del tempo complessivo è dedicato alle materie di indirizzo e a quelle opzionali, con una flessibilità che adegui la scuola alle esigenze socioeconomiche del territorio. L’insegnamento della religione viene offerto tra le materie opzionali.

13.Durante il secondo biennio sono consentiti e agevolati passaggi da un indirizzo a un altro.

14.Alle singole discipline, sia obbligatorie sia opzionali, vengono assegnate non meno di due ore nel caso di insegnamenti che richiedano prestazioni solo orali, non meno di tre nel caso di insegnamenti che richiedano anche prestazioni scritte o pratiche.

15.A discrezione delle singole istituzioni scolastiche possono essere offerti corsi facoltativi o attività di vario genere, oltre l’orario scolastico, in base alle esigenze del territorio e alle richieste degli studenti.

16.Per tutto il corso di studi è obbligatorio lo studio della lingua e cultura italiana, di una lingua straniera, della matematica, di almeno una disciplina rappresentante l’area scientifico-tecnologica, anche sotto la forma di “scienze integrate”, e di una dell’area storico-sociale.

17.Nel periodo di istruzione obbligatoria è previsto lo studio di almeno due lingue straniere; la prima ha inizio a partire dalla prima classe della scuola primaria, la seconda nel quinto anno di scuola. Lo studio della prima lingua straniera si protrae per tutta l’istruzione obbligatoria. Lo studio della seconda lingua si protrae fino al termine della scuola secondaria. In alcuni indirizzi una terza lingua straniera viene offerta tra gli insegnamenti opzionali a partire dal secondo biennio della scuola secondaria.

18.Nella scuola secondaria una disciplina non linguistica viene insegnata in una lingua straniera per almeno un anno scolastico (CLIL) che però non può essere solo l’ultimo. Un insegnamento CLIL può essere offerto anche nella scuola primaria.

19.Gli studenti stranieri neoarrivati (cioè giunti in Italia da meno di due anni) sono inseriti nella classe corrispondente all’età anagrafica e contemporaneamente frequentano, in gruppi, moduli di insegnamento dell’Italiano L2, in orario sia curricolare (con esonero da alcune discipline) sia aggiuntivo, fino al raggiungimento di una conoscenza dell’italiano di livello A2 (cfr. Quadro comune europeo di riferimento per le lingue). I moduli di Italiano L2 sono  tenuti da docenti specializzati in questo insegnamento.

20.Tutte le attività didattiche dovranno avvalersi degli strumenti che la tecnologia più attuale mette a disposizione

21.Gli esiti formativi attesi per le aree disciplinari o per le singole discipline, a seconda del grado di scuola, sono formulati a livello nazionale in termini di competenze e di saperi di base irrinunciabili. La specificazione di tali competenze si appoggia, se possibile, ai quadri di riferimento europei. o ad appositi descrittori formulati a livello nazionale.

Valutazione

22.La valutazione delle prestazioni degli studenti viene documentata con cadenza trimestrale o quadrimestrale, a seconda della decisione presa dalla singola istituzione scolastica, utilizzando una scala a 5 livelli (tre sufficienti e due insufficienti). Nella scuola primaria il giudizio (ottimo, buono, sufficiente, insufficiente, gravemente insufficiente)  viene integrato da una concisa descrizione delle competenze. Nella scuola secondaria la valutazione numerica (voto) viene integrata da una breve descrizione del livello raggiunto. Vengono valutate tutte le discipline − obbligatorie, opzionali e facoltative − che compongono il curricolo del singolo studente.

23.Nella scuola primaria si attua una valutazione formativa, che prevede anche percorsi differenziati di eccellenza e di recupero. L’alunno può non essere ammesso alla classe successiva solo per gravi motivi a seguito di decisione collegiale dei docenti della classe.

24.Nella scuola secondaria il passaggio da una classe alla classe successiva avviene per decisione del consiglio di classe riunito in sede di scrutinio sulla base delle valutazioni riportate. Sono promossi alla classe successiva gli studenti che hanno conseguito la sufficienza in tutte le materie obbligatorie e opzionali e quelli che hanno insufficienze in non più di due materie, purché queste insufficienze non riguardino materie di indirizzo e la media dei voti raggiunga comunque la sufficienza. Della valutazione dei corsi e delle attività facoltative non si tiene conto per la promozione alla classe successiva.

25.Agli studenti che hanno difficoltà a raggiungere gli esiti formativi previsti per le relative classi viene offerta la possibilità di partecipare a corsi di sostegno e recupero durante l’anno scolastico.

26.Della valutazione delle singole materie sono responsabili i relativi docenti che si attengono alla descrizione dei livelli attesi.

27.Il comportamento dello studente, comprensivo della sua partecipazione alla vita della classe, viene giudicato dal consiglio di classe con eccellente − buono − accettabile − non accettabile, ma non gli si attribuiscono voti. Il giudizio di “non accettabile” non è compatibile con la promozione.

Esami di Stato

28.L’istruzione obbligatoria si conclude superando un esame di stato di fronte a una commissione composta da docenti interni ed esterni. A chi non affronta o non supera l’esame al sedicesimo anno di età, ma ha frequentato la scuola per dieci anni e non intende ripetere l’esame, viene rilasciato un attestato di adempimento dell’obbligo scolastico spendibile in corsi di formazione professionale e comunque nell’apprendimento permanente.

29.La scuola secondaria superiore si conclude superando un esame di stato di fronte a una commissione composta da commissari esterni integrata da un commissario interno.

30.Sono ammessi agli esami di stato tutti gli studenti che abbiano regolarmente frequentato la scuola e allievi esterni che ne facciano domanda.

31.Le prove dell’esame che conclude l’istruzione obbligatoria consistono in

a. un elaborato scritto nella lingua di istruzione

b. prove strutturate o semistrutturate di lettura nella lingua di istruzione e di matematica

c. una prova scritta a formato aperto in una delle due lingue straniere, a scelta del candidato

d. una prova sulle materie di indirizzo seguite dal candidato

e. un colloquio su

- un argomento a scelta del candidato

- un argomento proposto dalla commissione all’interno delle discipline oggetto di studio

- un argomento che possa svolgersi nella lingua straniera che non è stata oggetto della prova scritta.

Le prove di lettura e matematica (b) vengono stabilite a livello nazionale, le altre prove vengono formulate all’interno della singola istituzione scolastica e sono uguali per i candidati di tutti i corsi.

Per gli alunni portatori di handicap e gli stranieri neo arrivati (da meno di due anni) tutte le prove possono essere adattate dal consiglio di classe.

32.Le prove dell’esame che conclude l’istruzione secondaria consistono in

a. un elaborato scritto nella lingua di istruzione

b. una prova scritta di matematica

c. una prova scritta in una materia caratterizzante l’indirizzo

d. una prova scritta strutturata o semistrutturata che verta sugli apprendimenti delle discipline obbligatorie e opzionali

e. un colloquio su

-  un argomento a scelta del candidato

-  un argomento proposto dalla commissione all’interno delle discipline che compongono il curricolo del candidato

-  un argomento che possa svolgersi in lingua straniera.

Le prove scritte di italiano e matematica e quella caratterizzante l’indirizzo sono centralizzate, elaborate da un istituto di valutazione indipendente, mentre la prova scritta a formato chiuso viene formulata dalla commissione

33.Per la valutazione degli esami di stato, sia quello a conclusione dell’istruzione obbligatoria sia quello a conclusione della scuola secondaria, si applicano gli stessi criteri che si applicano per la promozione/non promozione a conclusione degli anni scolastici precedenti.