[risposta a una lettera del Direttore Generale per gli Ordinamenti del MIUR, dr. Silvio Criscuoli, che chiedeva valutazioni sulle Indicazioni nazionali per il primo ciclo dell’istruzione allegate al decreto legislativo 19 febbraio 2004 n. 59]
Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica
costituito in seno alla Società di Linguistica Italiana
Bologna, 15 maggio 2004
Spett. dott. Criscuoli,
in quanto nuovo segretario nazionale del GISCEL, rispondo alla Sua cortese lettera elettronica del 5 maggio scorso, che era indirizzata alla segretaria uscente Cristina Lavinio (sebbene essa non la abbia ricevuta), come risulta dagli indirizzi di una copia trasmessami dal presidente di un’altra associazione disciplinare. Ringrazio in ogni caso a nome del GISCEL per la consultazione in cui viene coinvolto, a differenza di quanto accaduto in occasione della precedente dell’aprile 2003. Mi sfugge il ruolo e la gerarchia dei diversi atti giuridici (regolamento che fa seguito a un decreto legislativo, in attuazione della stessa legge e sulla stessa materia), ma non è questa la sede per approfondire la questione.
Dato il breve tempo concesso, le osservazioni che seguono saranno di necessità parziali e non potranno riflettere un’approfondita consultazione degli organi e degli esperti dell’associazione che rappresento. Né sarà possibile investire analiticamente il complesso delle Indicazioni nazionali per il primo ciclo dell’istruzione, che comunque questa associazione giudica assai distante dalle elaborazioni scientifiche e didattiche maturate in trent’anni di dibattito sull’educazione linguistica. Per quanto riguarda la scuola elementare, questo è mostrato a sufficienza dal testo della precedente segretaria nazionale Cristina Lavinio incluso nel “libro bianco” “Indicazioni nazionali” e “profili educativi”, pubblicato a cura del Forum delle associazioni disciplinari e inviatole a suo tempo a cura del medesimo Forum.
In base a un principio di disponibilità a collaborare anche su ipotesi non condivise, in questa sede formulerò alcune osservazioni sugli Obiettivi Specifici di Apprendimento relativi all’Italiano per il primo biennio della Scuola Secondaria di 1° grado (allegato C), ritenendo che possano essere esemplificativi di una revisione che a parere di chi scrive potrebbe rendere il testo più leggibile e utilizzabile, senza stravolgere, come Ella richiede, la linea portante dei documenti.
1. Osservazioni di carattere pedagogico-didattico
· La molteplicità degli obiettivi (cinquantuno nell’esempio esaminato, senza tener conto di elenchi subordinati) li rende ingestibili, sia come riferimento per la costruzione di obiettivi formativi e relative unità di apprendimento (come sarebbe possibile programmare tenendo presenti simultaneamente cinquantuno indicazioni?), sia come verifica degli standard di prestazione a cui le scuole sarebbero tenute “in generale” (chi verificherà cinquantuno prestazioni?).
· Non si tratta sempre di obiettivi, ma ad essi sono mescolate indicazioni di attività e contenuti, ad esempio: «Interventi correttivi delle difficoltà dell’ascolto» (dove il soggetto sembra essere il docente, non il discente), «Studio sistematico delle categorie sintattiche» (tipica indicazione contenutistica di programma, non di obiettivo).
· Non sempre gli obiettivi sono specifici, come richiesto dalla legge di riferimento; non potrebbe dirsi tale «Applicare modalità di coesione-coerenza»; altre volte si hanno improvvisi salti di livello dall’estremamente specifico al generico, come quando alla voce Per scrivere, colonna sinistra, si parla di procedure per gli appunti come «sottolineature, utilizzo di segni grafici», e subito dopo di «Caratteristiche testuali fondamentali dei testi d’uso».
· La distribuzione degli obiettivi in due colonne non è facile da interpretare. Se si dovesse intendere (come pare da vari indizi) che a sinistra si trovano le conoscenze, a destra le abilità, resterebbe da capire come mai «Appunti: prenderli mentre si ascolta e riutilizzarli» appaia tra le conoscenze e «Identificare attraverso l’ascolto attivo e finalizzato vari tipi di testo e il loro scopo», che presuppone conoscenze di tipologia testuale, appaia tra le abilità.
Un altro ordine di osservazioni riguarda il livello eccessivamente alto delle aspettative implicato da alcune enunciazioni di obiettivi; se ad esempio si considera la colonna destra alla voce Per leggere, viene da chiedersi, per gran parte degli obiettivi, che cosa si potrebbe scrivere di diverso per un liceo, quanto meno al livello del primo biennio.
2. Approssimazioni e confusioni terminologiche
Un documento rivolto alle scuole dovrebbe curare particolarmente la correttezza scientifica del proprio linguaggio, in quanto destinato a diventare punto di riferimento per la formazione degli insegnanti. Sono invece da segnalare diverse approssimazioni e incongruenze:
· Una partizione è intestata «Per riflettere sulla lingua (grammatica, sintassi, analisi logica)». Ora, per qualunque persona alfabetizzata in materia, la sintassi è parte della grammatica, l’analisi logica è un modo, per quanto criticabile, di fare sintassi. Chi ha disposto i tre termini sullo stesso piano, aveva forse in mente la tradizionale partizione “analisi grammaticale, analisi logica, analisi del periodo”: questa terminologia sarebbe stata almeno chiara, pur riflettendo una visione dell’analisi linguistica meccanica e concettualmente povera.
· Sotto lo stesso titolo, colonna sinistra, non si comprende che cosa significhi la distinzione tra «Studio sistematico delle categorie sintattiche» e «Struttura logica della frase semplice», dato che le categorie sintattiche possono essere definite solo nell’ambito della struttura della frase.
· Resta poco chiaro che cosa si intenda per «Utilizzare tecniche di lettura metrica», soprattutto considerando che l’obiettivo resta sotto il titolo generale «grammatica, sintassi, analisi logica».
· Sotto il titolo Per scrivere, colonna destra, non è chiara la distinzione tra «Manipolare racconti fictional [N.B.: sarebbe auspicabile che un documento sull’insegnamento dell’italiano fosse scritto in italiano], smontarli e riorganizzarli, ampliarli e sintetizzarli» e «Riscrivere testi narrativi applicando trasformazioni».
3. Criteri di educazione linguistica
· Nella distribuzione degli obiettivi, appare una netta prevalenza di quelli di carattere grammaticale (la partizione più numerosa, con quindici obiettivi, quasi 1/3 del totale); del resto, anche nelle altre partizioni è robusta la presenza di conoscenze puramente dichiarative (scolasticamente parlando, mnemoniche). La filosofia sottesa sembra essere quella che la lingua si apprende attraverso la grammatica e la conoscenza mnemonica, contro i risultati di quasi mezzo secolo di studi, ricerche, esperienze didattiche; conferma questa impressione quel passaggio del Profilo educativo culturale e professionale [?] dello studente alla fine del Primo Ciclo in cui si insiste su un’«idea precisa» di analisi grammaticale e analisi logica.
· Salvo errore, in tutta la parte esaminata del documento non si trova cenno alla presenza in Italia di dialetti e altre varietà linguistiche (fenomeno che le ricerche recenti attestano ben presente e radicato, pur con diversità da regione a regione e con caratteri a volte diversi rispetto ad alcuni decenni fa); né appare la minima consapevolezza che l’italiano, per una quota crescente di bambini e ragazzi, soprattutto nel primo ciclo d’istruzione, è “lingua due”. Nessuna indicazione orienta a una valorizzazione del plurilinguismo (sia nella forma italiano/dialetti, sia nella forma italiano/lingue d’origine), che molte ricerche confermano essere una risorsa, più che un ostacolo, per l’apprendimento linguistico, se opportunamente accolto nell’insegnamento. La mancanza di riferimenti al plurilinguismo pone al centro dell’attenzione la materia e non il soggetto apprendente, contro le dichiarazioni di principio che si trovano in premessa.
Queste, signor Direttore generale, alcune osservazioni esemplificative che spero possano essere utili a chi intendesse intraprendere una revisione delle Indicazioni ispirata a criteri di correttezza scientifica e di buon senso didattico.
Con i migliori saluti.
Adriano Colombo
segretario nazionale