Quattro anni dopo

Appunti in vista dell’Assemblea nazionale di Milano, 7.3.08

Il contesto

Alcuni risultati

Alcuni limiti

I rapporti istituzionali

I gruppi regionali

Le pubblicazioni

La situazione finanziaria

Qualche proposta organizzativa

Il contesto

Nel momento in cui scrivo la situazione politica è di nuovo precipitata nel caos e nell’incertezza. La speranza di vivere in un paese almeno relativamente normale è definitivamente tramontata per la mia generazione. Limitandoci alle prospettive della politica scolastica, credo che per la nostra associazione si possano immaginare due direzioni per questa traversata del deserto senza fine:

1. Puntare sulla continuità, in due sensi:

- mirare a salvare i pochi passi avanti, o di recupero di normalità, che si sono fatti durante il ministero Fioroni, a cominciare dalle Indicazioni per il curricolo (in questi giorni piovono da ogni parte d’Italia decine di adesioni all’iniziativa che abbiamo preso in proposito insieme al CIDI – Bologna, 9 febbraio: segno che l’interesse nelle scuole non è – per ora – soffocato dall’incertezza politica:);

- lavorare sulle costanti dell’educazione linguistica, che restano le stesse anche col variare delle cornici normative; quello che cambia è solo il sostegno istituzionale che si  può avere.

2. Nell’ipotesi, non improbabile, di trovarci di nuovo schierati in opposizione culturale alla politica scolastica governativa, bisognerà guardarsi dal rischio di indebolire la nostra capacità di pensare, discutere, elaborare: avere di continuo dei facili “no” da ripetere può essere poco stimolante.

Alcuni risultati

Quando fui chiamato alla segreteria, avevo in mente per il GISCEL un progetto, che nell’assemblea di Lecce esposi male e poco fu ascoltato. Il Giscel aveva espresso nel tempo il meglio di sé come insieme di gruppi di ricerca; avrei voluto che, senza perdere questa sua peculiarità (e i Convegni nazionali, quello di Siena 2006 e quello imminente di Milano, mostrano che in questo ci manteniamo su livelli alti), rafforzasse la sua vita associativa, con organi che si riuniscono di frequente, dibattito permanente sulle scelte da compiere, una certa visibilità e capacità di intervento pubblico.

A quattro anni di distanza possiamo dire di aver raggiunto alcuni risultati in questa direzione. Abbiamo tenuto con regolarità due assemblee all’anno. Abbiamo un sito ricco di informazioni e costantemente aggiornato, grazie soprattutto al lavoro di Maria Maggio (e qualcuno ricorderà che quattro anni fa il sito era in stato di abbandono, ridotto a link per quello di un’associazione estranea alla nostra). La collana delle nostre pubblicazioni, che era uscita da una fase di stallo dopo la brutale chiusura dei rapporti da parte della compianta Nuova Italia Editrice, ha ripreso il suo ritmo di due volumi all’anno e ha recuperato alcuni ritardi (ma ci sono aspetti problematici su cui dovrò tornare). Le informazioni tra segreteria nazionale e gruppi regionali hanno circolato con regolarità; per due volte abbiamo condotto un censimento degli iscritti che, se non riesce a raggiungere risultati del tutto esatti, ci ha confermato che i nostri soci sono un buon terzo di quelli della S.L.I.

Abbiamo dato voce al nostro patrimonio ideale e alla sua presenza attuale con la grande Giornata per il Trentennale delle Dieci tesi (Roma, Campidoglio, 18 aprile 2005), che dobbiamo soprattutto allo sforzo organizzativo dl Emanuela Piemontese e del GISCEL Lazio. In quell’occasione abbiamo stampato le Tesi in un opuscolo diffuso gratuitamente in 2000 copie: poche, ma è stata la prima volta in trent’anni che è stata fatta una cosa del genere (lasciatelo dire a un segretario che qualche volta, per qualcuno, è stato in odore di scarsa devozione al nostro testo fondativo). Contemporaneamente abbiamo lavorato per darci punti di riferimento condivisi sulle questioni più attuali di politica scolastica e didattica: fin dall’estate del 2004 abbiamo prodotto il documento Idee per un curricolo di educazione linguistica democratica, pure diffuso gratuitamente sulla stessa scala, oltre a un dépliant che cercava di sintetizzare le nostre idee in modo più breve e graficamente vivace. In due appositi Seminari nazionali, tenuti a Roma il 15 gennaio e il 21 ottobre 2006, abbiamo elaborato documenti sintetici sui temi della formazione degli insegnanti, in servizio e iniziale. Anche il volumetto sulle Indicazioni per il curricolo, che pare incontrare l’interesse su cui avevamo contato, può essere considerato un testo ufficioso dell’associazione, nato come è all’interno del Comitato scientifico, e può costituire un riferimento per il nostro lavoro, oltre che un veicolo di diffusione di alcune nostre idee.

Nel luglio 2005 abbiamo ottenuto un risultato che inseguivamo da anni, la qualificazione come “Ente di formazione” presso il Ministero dell’istruzione, che implica il riconoscimento automatico di tutte le nostre iniziative formative; è stata una fatica, e nei prossimi mesi sarà da riprendere (anche se in forma un po’ alleggerita) per la scadenza triennale del riconoscimento.

Mettendo in atto le decisioni dell’assemblea di Vercelli del settembre 2006, nel 2007 si sono tenuti due Seminari di formazione interregionali a Montegrotto Terme (Ma come parli?, 1-2 marzo) e ad Amantea (Competenze linguistiche e apprendimento, 19-20 aprile), che per qualità hanno confermato il valore del nostro “capitale umano”, per partecipazione hanno confermato che abbiamo sempre la capacità di attirare l’interesse degli strati più motivati e sensibili della categoria docente. Ci sono state altre Giornate di studio promosse dalla segreteria nazionale e iniziative pubbliche locali troppo numerose per essere ricordate a una a una, e tuttavia ancora insufficienti, e distribuite troppo irregolarmente nel tempo e nello spazio per affermare una nostra presenza costante; queste iniziative hanno sempre avuto l’appoggio, anche finanziario, della segreteria nazionale.

Alcuni limiti

Come si vede, non mancano i motivi di soddisfazione. È naturale che accanto a questi ci siano dei risultati sperati e non raggiunti. Il principale riguarda la dinamica interna ed esterna all’associazione: siamo un’associazione che discute poco, è lenta nel produrre idee e iniziative, nell’assumere decisioni. È vero, siamo pochi di fronte a compiti sempre crescenti, tutti impegnati in mille cose, e ad impossibilia nemo tenetur. Ma avrei voluto vedere aumentare il numero di coloro che mettono il GISCEL in alto nella propria scala di priorità, che se ne sentono parte attiva tutti i giorni, che hanno voglia di influire sui suoi orientamenti e allargare le sue iniziative.

Il segno più evidente della carenza che lamento è il nostro sito in rete. Come fonte di informazioni pare usato più dagli estranei all’associazione (e non è un male) che dai soci. Quanto al suo uso come luogo di elaborazione e di discussione, c’è stato in proposito un vivace dibattito per un mese; ma quando abbiamo tentato di passare all’attuazione, io inserendo qualche opinione o provocazione, Maria Maggio lanciandoci sopra dei blog, la risposta è stata fiacca, gli interventi mancano.

So di non avere una tempra di animatore. Vorrei che qualcun altro, più dotato, trovasse il modo di animare la nostra vita interna.

I rapporti istituzionali

I primi due anni del mio mandato sono stati occupati (è la parola) dal nefasto ministero Moratti; l’atteggiamento del GISCEL è stato di opposizione aperta (ma mai, naturalmente, chiusa al dialogo). Ricordo in particolare la larga partecipazione dei nostri soci al Patto per la scuola promosso da Tullio De Mauro e le iniziative condotte insieme al Forum delle associazioni disciplinari, dal Libro bianco sulle Indicazioni per la scuola del primo ciclo, del 2003, alla Giornata di studio "Le associazioni professionali della scuola e la riforma della scuola secondaria di 2° grado" tenuta a Roma il 6.11.2004. La situazione, che ci imponeva di pronunciare quasi solo dei “no”, ha reso le nostre scelte relativamente facili, ma proprio per questo non ha favorito la discussione e l’elaborazione culturale al nostro interno.

I due anni seguenti sono stati all’insegna di un cambiamento politico che ci ha indotto a qualche cauta speranza, e insieme ha reso più complicate le scelte. I rapporti con l’Amministrazione sono stati più cordiali nella forma, ma l’ascolto che abbiamo avuto non è stato molto più attento. Abbiamo proposto un rinnovo o un rilancio del protocollo d’intesa col Ministero firmato nel 2000 e abbiamo avuto promesse e buone parole. Idem per la richiesta – presentata nell’ambito del Forum – per un tavolo permanente di consultazione del ministero con le associazioni disciplinari. Sulle Indicazioni siamo stati consultati in modo fuggevole e tardivo, e nemmeno a titolo individuale qualcuno di noi è stato interpellato sulle aree disciplinari più di nostra competenza (mentre la presenza della nostra Silvana Loiero nel gruppo che si occupava della parte più generale ha influito positivamente sul risultato, oltre a essere una fonte preziosa di informazioni); alla fine il prodotto della commissione per le Indicazioni è stato migliore di quel che si poteva temere, e il nostro giudizio è stato complessivamente positivo, quanto negativo era stato sul metodo con cui vi si è arrivati: non siamo gente che si formalizza. Quanto a una collaborazione alle iniziative ministeriali di formazione in materia, noi abbiamo fatto delle proposte, ma ancora una volta sono passati mesi di incontri e propositi inconcludenti, e la crisi di governo aperta mentre scrivo non accelererà di certo le iniziative.

Il vero terreno di collaborazione col Ministero della Pubblica Istruzione è in questi anni nei progetti di formazione a distanza o “mista” condotti attraverso l’Agenzia Scuola o ANSAS (ex INDIRE, ex BDP ex...). Le propose che ci pervengono non si contano, perché al Ministero e all’Agenzia si sono resi conto che le vere competenze per la formazione in servizio si trovano tra noi e in altre associazioni dell’area linguistica (a cominciare da LEND), e ormai chiamarci per qualunque progetto è quasi un riflesso condizionato. Abbiamo lasciato cadere varie proposte che non ci convincevano; siamo impegnati a fondo nel progetto che ci ha visto protagonisti fin dall’inizio, il “Poseidon”: qui tra gli autori di materiali e formatori dei formatori ci sono Adriano Colombo, Anna Rosa Guerriero, Gabriele Pallotti, Simonetta Rossi, Vittoria Sofia, Cettina Solarino; diversi nostri soci sono entrati a far parte dei formatori formati nel primo anno, e alcuni (autori, o formatori, o corsisti) stanno rafforzando il loro legame con l’associazione proprio attraverso questa esperienza. Che ha carenze organizzative indescrivibili, eppure sta producendo risultati significativi, tanto che molti di noi hanno ridimensionato la diffidenza verso la formazione a distanza: si sta costituendo una comunità di lavoro che presto potrà contare qualche centinaio di membri diffusi in tutta Italia, non pochi dei quali guarderanno al GISCEL come a un motore della loro attività.

I materiali e, in parte, le persone impegnate nel “Poseidon” sono ora proiettati in una nuova impresa, che rientra nel “PON” (Piano Operativo Nazionale "Competenze per lo Sviluppo" finanziato dal Fondo Sociale Europeo, destinato alle regioni con ritardo di sviluppo); l’impresa è ancora più vasta e complicata della precedente, ed è presto per dire se accettare di impegnarci è stato un azzardo troppo rischioso.

Come in ogni cosa, anche qui ci sono vantaggi e rischi. Il rischio maggiore è di farsi assorbire completamente in compiti eterodiretti. Non bisogna comunque trascurare che il finanziamento annuale del Ministero e le quote degli stanziamenti ANSAS che di volta in volta si possono riservare all’associazione sono diventati l’entrata principale del GISCEL.

I gruppi regionali

I nostri gruppi regionali sono attualmente diciassette (almeno sulla carta). Ce n’era sulla carta forse uno in più quattro anni fa, ma tre gruppi nuovi e vitali hanno preso il posto di quattro di cui si è formalizzata la fine che era già in atto: purtroppo tre gruppi di confine (Canton Ticino, Valle d’Aosta, Istria) erano inattivi da anni ed era difficile perfino stabilire un contatto; dopo qualche tentativo inutile, ho ritenuto più serio cancellarli dalla lista, fino a quando non si prospetterà un ricominciamento. La quarta constatazione di fine ha riguardato il gruppo piemontese, il cui leader aveva preso posizioni apertamente avverse alle idee e alla storia che costituiscono l’essenza del GISCEL, e aveva progressivamente spostato la sua attività su una nuova associazione appositamente fondata. Ho ritenuto (anche a prezzo di qualche impopolarità) che il problema non fosse da affrontare con invettive e scomuniche, che le idee andassero criticate e discusse apertamente e pacatamente, e per il resto si trattasse di aspettare che la situazione si decantasse da sola, come è avvenuto. Nel frattempo ho cercato i contatti possibili per la nascita di un nuovo gruppo in Piemonte; nel marzo dell’anno scorso il Giscel è stato cointestatario di una Giornata di studio in un prestigioso liceo torinese, e forse è stata la prima volta da molto tempo che a Torino si è udita e vista la sigla della nostra associazione; nel marzo prossimo ci tornerò, e intanto due colleghe hanno assunto la rappresentanza dell’associazione in una commissione dell’ufficio scolastico regionale. Ma certo le condizioni per la costituzione di un gruppo regionale sono ancora lontane, e il Piemonte resta la nostra lacuna territoriale più grave.

Le realtà nuove (oltre al Giscel Calabria, vivace e numeroso, sorto nel 2003) sono un gruppo extraterritoriale di nuovo tipo, il Giscel Giappone, sorto grazie all’iniziativa di Silvana Ferreri e ratificato il 4.4.2005, che ha già prodotto incontri di studio e pubblicazioni, e i due attivi gruppi regionali Molise (ratificato il 20.9.2006) e Trentino (4.5.2007). I gruppi più giovani sono tra i più attivi e capaci di reclutare forze nuove. Al polo opposto stanno due realtà regionali (Liguria, Friuli Venezia Giulia) che da anni non prendono iniziative e non rinnovano gli organi dirigenti (l’obbligo di rinnovarsi, tradizionale da tempo, è stato formalizzato con la modifica statutaria approvata dall’assemblea di Roma del 12.6.2005 e ratificata in seguito dal C.E. della S.L.I..); la segreteria si è attivata più volte, soprattutto nei confronti degli isolati soci liguri, ma senza risultati tangibili. Piemonte, Liguria e Friuli sono un gravoso problema che resta in eredità alla prossima segreteria.

In mezzo stanno realtà molto varie: ci sono gruppi con una forte tradizione che dà segni di esaurimento e altri che continuano una presenza attiva, più o meno accompagnata da un rinnovamento. Un limite che possiamo in genere constatare alla presenza dei nostri gruppi è la tendenza a restare chiusi in una sola città (con l’eccezione del gruppo Veneto, da sempre diffuso nel territorio regionale). Abbiamo poi spesso lamentato in assemblea una certa tendenza all’invecchiamento della nostra associazione; ci dovremmo chiedere se in qualche caso alcuni atteggiamenti di gruppi dirigenti storici non finiscano per intralciare involontariamente l’afflusso di nuove energie.

Le pubblicazioni

Come ho accennato, dopo la cacciata da parte dei nuovi dirigenti de La Nuova Italia, la nuova collana GISCEL presso l’editore Angeli ha stentato a decollare. Un volume è uscito nel 2003, uno nel 2004; in seguito abbiamo recuperato alcuni ritardi, tanto che al prossimo Convegno di Milano sarà presentato il n. 9 della collana. Il problema è che questi volumi non si vendono. Dispongo di dati aggiornati al 31.12.2006, secondo i quali il massimo delle vendite si aggira sulle 200 copie per tre dei sei volumi allora disponibili; dal contratto si capisce che l’editore si considererebbe soddisfatto di 450 copie vendute in tre anni, addirittura 1150 se il volume non fosse consegnato in formato “camera ready” (come non lo sono stati la maggior parte dei nostri). Di tanto in tanto pare profilarsi una chiusura unilaterale del contratto da parte dell’editore.

Sono lontani i tempi in cui i volumi Giscel circolavano in migliaia di copie e attraverso i diritti d’autore costituivano la maggior entrata per l’associazione. Le cause di questa crisi si possono qui solo accennare: indubbiamente la disponibilità degli insegnanti ad acquistare libri di cultura professionale è molto diminuita, tanto che altre associazioni attraversano una crisi simile alla nostra; indubbiamente la collana è poco e male distribuita dall’editore, tanto che la gran parte delle vendite passa attraverso l’acquisto e rivendita da parte di gruppi Giscel (non sempre e non tutti ugualmente sensibili alla questione). Ma bisogna anche ammettere che la maggior parte dei nostri volumi conservano la natura di “atti” di convegni (per quanto ci si sforzi di tematizzarli e riorganizzarli a posteriori), e che questo non è un genere letterario particolarmente appetibile; mi chiedo anzi se non siamo l’ultima organizzazione che è riuscita ancora a pubblicare “atti” senza pagare per questo, anzi ricavandone ancora un modesto utile. Una conferma e contrario di questa diagnosi si potrebbe avere se risultasse che abbia una ben diversa diffusione il volumetto sulle Indicazioni, agile, progettato in funzione di un problema specifico nel momento in cui questo è scottante. Altre ipotesi di volumi progettati come tali, e non ricavati da convegni, non si sono finora concretate.

Credo che, dopo che in questi quattro anni si è ristabilita una certa normalità, la questione delle pubblicazioni dovrà essere affrontata con coraggio e realismo dalla prossima segreteria. Non è il momento e non è mio compito proporre soluzioni, ma penso che di due dati si dovrà tenere conto: i volumi, se continueranno a esserci, dovranno essere più agili e mirati, prodotti in tempi più brevi; il Comitato Scientifico, come è attualmente, è un organo troppo lento nel decidere e nell’operare per garantire questo risultato.

La situazione finanziaria

Nell’aprile 2004 il patrimonio del GISCEL ammontava a € 44.910, accumulati negli anni soprattutto attraverso i diritti d’autore sulla collana. Segno di una gestione oculata, ma anche di una ridotta capacità di spesa, che significa poi ridotta capacità di iniziativa: un’associazione come la nostra dovrebbe spendere per i suoi scopi, piuttosto che tesaurizzare.

L’introduzione di nuove spese (come i rimborsi in occasione di assemblee e seminari nazionali, i contributi a iniziative regionali, le pubblicazioni da distribuire gratuitamente) ha portato a non aumentare più questo “tesoretto”, anzi a farlo lentamente diminuire, con un’accelerazione nel terzo anno rispetto ai primi due in corrispondenza con un progressivo sviluppo delle diverse iniziative, e maggiore nel quarto anno, soprattutto per gli incentivi introdotti in occasione del Convegno nazionale (i cui effetti si sentiranno oltre la data del bilancio che mi accingo a presentare). La chiusura dei conti sarà laboriosa, ma è ragionevole prevedere che l’attivo si assesterà non molto sotto  € 38.000.

Nel frattempo la composizione delle entrate si è modificata. I diritti sulle pubblicazioni si sono ridotti a cifre modeste (€ 1000 nel 2007), e non sono una certezza per il futuro; senza contare che gli acquisti e le rivendite che facciamo per diffondere un po’ le nostre pubblicazioni finiscono sempre per essere in perdita. La voce attiva più grossa è il contributo ministeriale, che però è in costante declino (2004: € 5837, 2005: € 5426, 2006: 5289, 2007: € 4737) e non è una certezza per il futuro: non abbiamo alcun controllo, anzi nessuna conoscenza, del meccanismo di questa attribuzione di fondi alle associazioni che hanno protocolli d’intesa. Un’altra entrata che in qualche momento è stata e può essere cospicua sono le ritenute operate sui compensi per le collaborazioni con l’ANSAS-INDIRE che avvengono tramite convenzioni con l’associazione.

In sintesi, le prospettive sono di un aumento delle uscite, via via che le nostre attività si vivacizzeranno, e di una diminuzione e soprattutto un’incertezza delle entrate. Il “tesoretto” potrà però garantire la vita dell’associazione ancora per diversi anni.

Qualche proposta organizzativa

Come sono cresciute le attività e i compiti dell’associazione, così è enormemente cresciuto il lavoro che si richiede per dirigerla. L’esperienza di questi anni, compresi gli errori commessi per distrazione dovuta al sovraffollarsi degli impegni, mi convince che una sola persona non può reggere il compito. Bisogna che il segretario o la segretaria possa dedicarsi alle scelte strategiche, alla stesura di documenti, alle pubblicazioni, ai rapporti istituzionali più importanti, alle iniziative principali, senza dover contemporaneamente provvedere a mille incombenze quotidiane (gestione finanziaria – sono decine di movimenti ogni mese –, rapporti coi gruppi regionali ecc.). Occorre una distribuzione precisa di compiti in seno alla segreteria, ma probabilmente occorre anche affidare incarichi all’infuori di questo terzetto, eventualmente con apposite modifiche statutarie. Mi sembra che gli incarichi che si possono meglio individuare (sempre sotto la direzione della segreteria) siano:

- la gestione di cassa e di bilancio (si potrebbe istituire formalmente la figura del cassiere);

- i rapporti ordinari coi gruppi regionali;

- la rappresentanza dell’associazione presso l’INDIRE e i suoi progetti.

 Adriano Colombo