FIRENZE 23 – 24 OTTOBRE 2004
Intervento
del Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica
Abbiamo saputo in ritardo di questo evento e non abbiamo fatto in tempo a concordare un intervento articolato; per questo mi limiterò a leggere poco più di un comunicato. Comunque in questi ultimi giorni il nostro segretario nazionale, Adriano Colombo - che io sostituisco oggi per una sua impossibilità ad essere presente - ha mandato la nostra adesione all’Appello al Social Forum di Londra delle organizzazioni raccolte nel Comitato Fermiamo la Moratti.
Io sono qui per portare il saluto e l’adesione del Giscel a questa importante manifestazione.
Il Giscel, Gruppo di Intervento e di Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica, è un’associazione nata in seno alla Società di Linguistica Italiana. Il Giscel è nato nel 1973 per iniziativa di Tullio De Mauro, che ancora ne fa parte, ed è costituito da studiosi di linguistica e insegnanti di tutti gli ordini di scuola interessati agli studi di teoria e descrizione di fenomeni linguistici e alla pratica educativa nel settore dell’educazione linguistica.
Il Giscel da 30 anni si batte per un’educazione linguistica democratica su cui è fondato il suo statuto.
Noi del Giscel riteniamo incompatibile la gestione Moratti con i nostri orientamenti, che sono espressi nelle X Tesi per l’educazione linguistica democratica del 1975 e nel recentissimo “Idee per un curricolo di educazione linguistica democratica oltre i provvedimenti del ministro Moratti”, ora visibile sul nostro sito.
Noi operiamo per il diritto di tutti alla padronanza linguistica. È sulla base di deficit linguistici che si opera anzitutto la selezione nella scuola. “L’educazione linguistica deve dirsi democratica per l’impegno che assume di offrire a tutti senza distinzione i mezzi per realizzare il diritto alla parola come parte integrante dei diritti di cittadinanza. L’educazione linguistica democratica persegue infatti il miglioramento delle complessive capacità socio-semiotiche e linguistico-culturali di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, nativi o immigrati di qualsiasi nazione, lingua, razza, religione; tutti, non uno di meno” (da “Idee per un curricolo...”).
Parliamo dei provvedimenti Moratti che qui sono all’ordine del giorno. Quello che dirò sta tutto in “Idee per un curricolo...”: talvolta ho sintetizzato, talvolta ho ripreso il testo integralmente.
Noi riteniamo che le Indicazioni Nazionali per il “primo ciclo” di istruzione, emanate dal governo senza di fatto consultare le associazioni degli insegnanti, siano caratterizzate da un impianto complessivo e da contenuti approssimativi, confusi e talvolta contraddittori e rappresentino un lungo passo indietro rispetto all’impostazione dei programmi fino ad oggi vigenti.
Nelle Indicazioni Nazionali l’attenzione è focalizzata su liste di contenuti disciplinari, che non si capisce come possano conciliarsi con la personalizzazione degli obiettivi di apprendimento e con l’autonomia di programmazione didattica delle scuole. Non vengono prefigurati traguardi standard o raggiungibili da tutti.
Noi riteniamo che nella scuola debbano porsi obiettivi di educazione linguistica definibili in termini di traguardi formativi comuni irrinunciabili, la cui acquisizione va garantita a tutti gli allievi, non uno di meno. Sono traguardi individuati dal punto di vista dell’allievo e di ciò che ci si attende che egli sappia e sappia fare dopo un ciclo di studi.
Sappiamo che lo sviluppo delle competenze linguistiche è al centro della crescita intellettuale, affettiva e sociale di ogni essere umano. Per questo qualunque progetto educativo deve collocare l’educazione linguistica al centro di una rete di relazioni e intersezioni molteplici con tutte le altre aree di apprendimento. L’idea – presente negli attuali provvedimenti ministeriali – che settori di attività educative come espressione grafica, musicale, corporea, progettazione e costruzione di oggetti materiali ecc. possano divenire in buona parte opzionali o facoltativi infligge, almeno al livello della scuola di base, un grave colpo alla possibilità di progettare un’educazione linguistica efficace.
Infine, i provvedimenti del ministro Moratti non tengono in alcun conto la situazione di accentuato plurilinguismo della società italiana (dialetti, varietà regionali, lingue di minoranza, lingue e interlingue degli immigrati) e ciò che ne consegue, cioè una competenza linguistica di partenza degli allievi molto diversificata. Non tengono in nessun conto la competenza linguistica di partenza degli allievi, dando per scontato il generale, anche se imperfetto, possesso della lingua italiana standard. I documenti ministeriali assumono come modello della lingua un italiano sostanzialmente monolitico: pochi e occasionali riferimenti sono riservati alla variabilità sul piano dei registri e del rapporto scritto-parlato.
Di aspetti preoccupanti dal punto di vista dell’educazione linguistica ce ne sono altri nelle Indicazioni Nazionali, ma noi ci siamo qui soffermati su quelli più significativi. Quanto è stato detto è sufficiente per giustificare i motivi del nostro totale dissenso.
Firenze, 24 ottobre 2004
Per il Giscel
Elda Padalino