Notizie e commenti, a cura di Adriano Colombo

Sui provvedimenti del ministro Gelmini

Un po' di chiarezza sull'organizzazione nella scuola primaria, di Silvana Loiero

La legge 148/90 introduce il modulo a seguito dell’entrata in vigore dei Programmi dell’85, e prevede 3 insegnanti su due classi funzionanti per 27 ore, aumentabili fino a 30 ore in una settimana.

Generalmente il modulo è stato attuato con due prolungamenti orari alla settimana. Poiché l’orario di un insegnante è di 22 ore di lezione (+ 2 ore di programmazione settimanale in team), è stato possibile effettuare alcune ore di contemporaneità sulle due classi, destinate al lavoro di gruppo e al recupero dei bambini in difficoltà o stranieri, oppure alle uscite didattiche.

Ci sono state alcune realtà scolastiche in cui però il modulo non è mai stato attuato con  prolungamenti pomeridiani per la mancanza della mensa fornita dall’Ente Locale: in questi casi le ore sono state distribuite in sei giorni(ad esempio cinque ore ogni mattina per sei giorni).

Il tempo pieno funziona invece dal 1971 (legge 820) con 2 insegnanti su una classe (e quindi 4 ore di contemporaneità).

Il decreto legislativo n. 59/2004 (noto come legge Moratti) prevede nella scuola primaria un orario obbligatorio di 27 ore settimanali, più ulteriori 3 ore settimanali, la cui scelta è facoltativa e opzionale per gli allievi . Tale orario, si specifica, non comprende il tempo eventualmente dedicato alla mensa. In tutto, quindi, 30 ore (le attività opzionali sono diventate di fatto obbligatorie perché i genitori hanno lasciato i bambini a scuola, almeno da Roma in su), più il tempo mensa (almeno tre ore settimanali tra mensa e dopo-mensa).

Ecco un modello, diffusissimo nelle scuole: due giorni di 4 ore e 30 minuti, tre giorni di 8 ore, sabato libero. È inutile dire che la permanenza a scuola per 8 ore viene richiesta a gran voce dai genitori e non è quindi possibile in tutte le realtà scolastiche italiane effettuare le 30 ore in 6 giornate di 5 ore (facendo così a meno della mensa).

 Occorre sottolineare che dal 2004 la contemporaneità è scomparsa; poiché l’orario dei docenti è di 22 ore, il calcolo è subito fatto: su due classi, i tre docenti effettuano 66 ore; i bambini di ogni classe stanno a scuola 33 ore (x 2 classi = 66). Si è parlato di docenti a spasso per i corridoi, di tre docenti presenti in classe, e invece dalla legge Moratti in poi nella scuola ci sono state molte difficoltà sul piano dell’organico.

Infatti, il calcolo dei docenti effettuato dal Ministero è stato fatto su 30 ore settimanali, mentre le scuole che effettuano tre prolungamenti orari in una settimana di cinque giorni hanno bisogno, come visto sopra, di docenti per almeno 33 ore.

La mancanza di docenti per tre ore alla settimana (il tempo di copertura della mensa) ha provocato negli scorsi anni quel fenomeno noto come “spezzatino orario” (in Emilia Romagna è diffusissimo): si è cercato di far fronte cioè in vari modi alle necessità, utilizzando ore di contemporaneità di vari docenti della scuola. Con tutte le conseguenze negative per la qualità dell’attività didattica. È da sottolineare che il tempo mensa è stato da sempre considerato a tutti gli effetti dai docenti come importante sotto il profilo educativo.

La legge Moratti non prevedeva il tempo pieno; si è però “allungato” il tempo a 40 ore considerando 30 ore settimanali di lezione + 10 ore tra mensa e dopo mensa (2 ore al giorno).

Nell’ottobre 2007 Fioroni ripristina il tempo pieno, con 40 ore settimanali (compreso il tempo mensa). Alle elementari torna il vecchio modello del tempo pieno «pre-Moratti». È la conversione del decreto legge 7 settembre 2007, n. 147 nella legge 25 ottobre 2007, n. 176.

Che succederà adesso?

La legge 169/2008 appena approvata parla, per la scuola primaria, di classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali. L’orario dei docenti cambia: spariscono le 2 ore di programmazione e ogni insegnante ne farà 24 di lezione (le due ore in più saranno pagate con le risorse del fondo d'istituto delle istituzioni scolastiche, da reintegrare).

A partire dall'anno scolastico 2009/2010 si comincerà con le prime classi.

Altro la legge non dice…

L’articolo 4 della legge, però, va letto alla luce della legge precedente (la 133/2008, art. 64 ), che taglia docenti, impiegati e bidelli: in tre anni spariranno 87.341 docenti e 44.500 unità di personale ATA …!

Personale docente

Anno scolastico

2009/10

2010/2011

2011/12

Totale

Decreto Legge

32.105

15.560

19.676

67.341

Finanziaria 2008

10.000

10.000

 

20.000

Totale

42.105

25.560

19.676

87.341

Personale ATA

Anno scolastico

2009/10

2010/2011

2011/12

Totale

Decreto Legge

14.166

14.167

14.167

42.500

Finanziaria 2008

1.000

1.000

 

2.000

Totale

15.167

15.167

14.167

44.500

Per attuare tale riduzione è stato predisposto un piano programmatico, attualmente all’esame del Senato per il parere.

Nel piano si parla anche della scuola dell’infanzia e si prevede una possibile riduzione di orario in tale scuola.

Concludendo

Bisognerà aspettare giugno 2009 per vedere quale numero di docenti verrà assegnato ai Provveditorati agli Studi (USP) e quindi alle scuole. Ogni scuola, in base al numero di docenti che le saranno dati, potrà organizzare le classi in vario modo: privilegiare classi a 24 ore e maestro unico e, se ci sono gli insegnanti, formare anche classi con più ore (30 o 40). Il tutto, sempre e compatibilmente con le risorse disponibili.

Da notare, poi, che saranno progressivamente eliminati gli attuali 11.200 posti di specialista per l'insegnamento della lingua straniera, obbligando tutti i docenti ad acquisire le competenze con la frequenza di un corso di 150-200 ore, per insegnare la seconda lingua nella propria classe. E poi…..sarà anche innalzato progressivamente il numero medio di alunni per classe fino a trenta. Il che contrasta con le norme sulla sicurezza, che prevedono 25 alunni in un’aula…

È ragionevole pensare che, nelle regioni in cui la permanenza a scuola dei bambini è richiesta dai genitori anche per motivi di lavoro (vedi ad esempio Lombardia, Emilia Romagna, Lazio...), il Comune dovrà svolgere un servizio scolastico sostitutivo: si tornerà ai vecchi doposcuola, per permettere ai bambini di restare a scuola di pomeriggio. Con tutti i disagi immaginabili sul piano organizzativo e con le conseguenze negative sul piano didattico. Stare a scuola nel pomeriggio con l’ educatore di una cooperativa gestita dal Comune non è la stessa cosa che stare a scuola con un insegnante; la semplice permanenza scolastica pomeridiana non equivale all’attuazione di un progetto scolastico unitario, cosa che avviene invece col tempo pieno e con il modulo.

(8 novembre 2008)