Notizie e commenti, a cura di Adriano Colombo

Riflessioni sull’educazione linguistica alla luce della lettura dei nuovi documenti ministeriali (Indicazioni per il curricolo per la scuola dell’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione e Documento sull’innalzamento dell’obbligo scolastico)

di Francesca Gaudenzio (Giscel Lombardia)

Testo dell’intervento al seminario Saperi essenziali nell’insegnamento dell’italiano. Indirizzi istituzionali recenti e ipotesi di lavoro, tenuto presso il Dipartimento di Filologia moderna dell’Università degli Studi di Milano il 26 ottobre 2007

Farò delle riflessioni sulla educazione linguistica, partendo da domande per me fondamentali e per le quali mi sembra di trovare una certa conferma nei due  documenti.  Esse nascono:

-  dalla mia esperienza di docente

-  dalla mia collaborazione alla Silsis dell’Università statale di Milano

-  da una prima  lettura dei recenti documenti ministeriali (Indicazioni per il curricolo e Documento sull'obbligo scolastico).

1. Che cosa è l’educazione linguistica e in che rapporto sta con tutti quegli aspetti che ne fanno parte e che spesso vengono visti come staccati (mi riferisco ad esempio all’educazione  letteraria o alla  “grammatica” intesa come morfosintassi), con conseguente frammentazione dell’educazione  linguistica  stessa e squilibrio tra le sue diverse dimensioni?

-  Dell’educazione  linguistica  fanno parte:

a. le abilità comunicative (ascoltare - leggere - parlare - scrivere);

b. l’educazione letteraria;

c. la riflessione sulla lingua (che non è esaurita dalla morfosintassi, in quanto comprende anche altri aspetti che vanno dalla fonologia, alla teoria della comunicazione, alla dimensione sincronica e diacronica della lingua, alla testualità).

-  Che nella scuola questa unitarietà vada in parte perduta è evidente da questi due esempi:

a. alle superiori si tende a dare per scontata la conoscenza della grammatica; sarebbe invece il caso di riprendere ed approfondire questo tipo di riflessione ad un livello più raffinato e consapevole, sfruttando le potenzialità del pensiero astratto che gli alunni, giunti a questo punto del loro percorso scolastico, hanno ormai pienamente raggiunto;

b. in compenso più si procede con il corso degli studi più si intensifica l’educazione letteraria a scapito ad esempio delle abilità.

-  Che invece l’educazione linguistica sia tutto questo è ben recepito  dai due recenti documenti ministeriali.

2. Quali sono le caratteristiche fondamentali dell’educazione linguistica intesa come curricolo, parola che di per sé dà un’idea di dinamicità e di evoluzione?

-   Si possono riassumere con alcune parole chiave:

a. continuità = percorso senza salti né fratture (ad esempio: come pensare di  affrontare il testo argomentativo nell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado, prassi di solito seguita da un buon numero di docenti, se gli alunni non vengono abituati ad argomentare, nel senso di  esprimere, sostenere e giustificare le loro opinioni nei confronti di semplici quesiti o problemi,  negli anni precedenti?);

b. gradualità = rispetto della fase del pensiero in cui si trovano i nostri allievi (ho già fatto l’esempio della grammatica su cui si insiste in modo inadeguato nella  fase di pensiero operatorio concreto, cioè a livello di scuola primaria e che poi si tende progressivamente ad abbandonare a partire dalla fine del primo ciclo di istruzione);

c. ricorsività = legata alla verticalità del curricolo: si ritorna sui concetti e sulle abilità, di mano in mano approfondendo e precisando, non semplicemente ripetendo;

d. trasversalità = nessun ambito del sapere, nessuna disciplina può prescindere dall’aspetto linguistico.

-   Queste caratteristiche sottostanno chiaramente sia alle Indicazioni sia al Documento sull’obbligo.

a.  Facciamo un primo esempio sull’educazione letteraria. Nelle Indicazioni troviamo Leggere semplici e brevi testi letterari sia narrativi che poetici …” (p. 53 - abilità LETTURA, livello terza classe scuola primaria).  Questa indicazione per la classe quinta diventa “Leggere semplici e brevi testi letterari sia narrativi che poetici mostrando di riconoscere le caratteristiche essenziali che li contraddistinguono” (p. 54).  A livello finale  della scuola secondaria di primo grado (p. 56), leggiamo “Comprendere testi letterari di vario tipo e forma […]”, qua si precisa anche  che occorre saper cogliere di questi testi “elementi, caratteristiche, tema, genere di appartenenza e tecniche narrative”. Per finire, nel Documento sull’obbligo,  abbiamo “Cogliere i caratteri specifici di un testo letterario”.

b.  Un altro esempio  potrebbe essere fatto rispetto all’abilità di scrittura, cioè rispetto alla necessità di padroneggiare, fin dalla fine del primo ciclo della scuola primaria, “testi di diverso tipo per diverso scopo” (dalle Indicazioni, p. 57).

c.  Quanto alla trasversalità, val la pena di riportare quanto si dice a p. 3 (ASSE DEI LINGUAGGI) del Documento sull’obbligo “La padronanza della lingua italiana è premessa indispensabile all’esercizio critico di ogni forma di comunicazione; è comune a tutti i contesti di apprendimento ed è obiettivo delle discipline afferenti ai quattro assi [dei linguaggi, matematico, scientifico-tecnologico, storico-sociale]  […] E’ indispensabile per esercitare pienamente la cittadinanza”.

-  C’è poi una caratteristica del curricolo di educazione linguistica che ha un po’ faticato a farsi strada nella prassi scolastica e che è invece ben recepita dai due documenti di cui stiamo parlando: il fatto che si debba prestare attenzione non soltanto ai prodotti, ad esempio di scrittura,  ma anche ai processi che sottostanno e che permettono di padroneggiare  i diversi tipi di testo.

A proposito del processo di scrittura e delle sue fasi, a p. 54 delle Indicazioni (fine scuola primaria) si legge “Raccogliere le idee, organizzarle per punti, pianificare la traccia di un racconto o di un’esperienza”, mentre a p. 57 dello stesso documento (fine scuola secondaria di primo grado) scrivere significa innanzitutto “Conoscere e applicare le procedure di ideazione, pianificazione, stesura e revisione del testo a partire dall’analisi del compito di scrittura”. Per finire, a p. 6 del Documento sull’obbligo,  vengono richiamate proprio le fasi del processo di scrittura “[…] fasi della produzione scritta, pianificazione, stesura e revisione”.

3.  Una terza domanda riguarda i destinatari di questi documenti sull’educazione  linguistica.

-   Secondo me sono due: i nostri alunni ma, soprattutto, noi docenti. Parlando di docenti non mi riferisco solo agli iscritti alle Siss, alle prese con la loro formazione iniziale, ma anche a tutti noi che per l’intero arco del nostro lavoro nella scuola continuiamo a studiare, a formarci e  ad aggiornarci.

-   Come destinatari spettano ai docenti tre dimensioni:

a.  quella relativa alle conoscenze, cioè al possesso di un sapere disciplinare saldo e fondato;

b.  quella che riguarda il saper scegliere, all’interno del loro bagaglio di conoscenze, ciò che deve e può essere trasmesso agli alunni di un certo grado di scuola e livello cognitivo;

c.  quella più propriamente metodologica, intesa come possesso di strategie per trasmettere ciò che in quel momento val la pena di proporre.

4.  Per concludere vorrei sottolineare tre aspetti, a mio parere apprezzabili, di questi due documenti:

a.  la chiarezza del linguaggio  (apprezzabile in particolare quella delle Indicazioni per il curricolo);

b.  la spiegazione e precisazione  di termini come conoscenze, abilità, competenze (si veda l’Allegato 2 del Documento sull’obbligo scolastico);

c.  il fatto che questi documenti non si presentino come elenchi dettagliati o liste minuziose di prestazioni e prodotti ma offrano indicazioni di fine ciclo: vanno declinati nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche e nell’ottica di quanto di buono finora è stato fatto a livello sia della  programmazione  di istituto sia  dei singoli docenti.