Notizie e commenti, a cura di Adriano Colombo

Sulla bozza delle Indicazioni Nazionali per i Licei (12 marzo 2010)

Sul Profilo generale e sugli Obiettivi di Lingua e Letteratura Italiana

di Daniela Bertocchi, Saeda Pozzi, Luciana Preti, Luisa Zambelli (Giscel Lombardia)

Anche se qualche punto del documento presenta alcuni – pochi elementi di interesse, e se forse  il “Profilo Generale” è leggermente migliore degli “Obiettivi Specifici di Apprendimento”,  l’analisi del testo mette in luce imprecisioni e contraddizioni.

Profilo generale

Lingua

Nel testo vengono considerate:

-     le competenze comunicative;  per quanto si parli di “padroneggiare le lingua italiana nell’insieme delle sue strutture”  e di “comunicazione orale e scritta”  si direbbe che l’orizzonte sia soprattutto quello della lingua scritta (vedere  le  strutture elementari e più avanzate). Riguardo alla  produzione personale (sempre scritta, come si desume da tutto il pezzo), è positivo che si preveda la capacità di usare la lingua in  modo adatto a scopi e contesti,  è anche positivo il riferimento al  riassunto, ma quanto segue  (rielaborare le conoscenze…organizzare e motivare un ragionamento per sostenere etc.)  richiama molto il tema tradizionale.

-     la riflessione metalinguistica; sono indicati i livelli di analisi tradizionali, come viene esplicitamente riconosciuto; la variabilità diacronica e sincronica della lingua- collocata alla nella parte finale della sezione- è ritenuta evidentemente cosa diversa dalla riflessione metalinguistica.

Letteratura

-     Nel corso del quinquennio lo studente dovrà prima di tutto acquisire familiarità con la letteratura, raggiungendo consapevolezza del valore in sé rappresentato da una lettura che risponda a un'autonoma curiosità intellettuale.  Dovrà inoltre concentrarsi sul profilo storico della letteratura italiana, dalle Origini ai giorni nostri,..”.

Difficile coniugare l’ “autonoma curiosità intellettuale” con la necessità di concentrarsi - inoltre - “sul profilo storico dalle Origini ai giorni nostri”; non si parla di letture scelte da o con gli studenti; neppure nel primo biennio viene dato qualche spazio alla lettura di testi per ragazzi, che pure sono già presenti (anche se con scelte talvolta molto opinabili) nei manuali per i  bienni.

-     L’affermazione che “i testi più significativi... vanno prima di tutto letti e compresi, tralasciando ogni tentazione di enciclopedismo” farebbe pensare che la comprensione del testo venga privilegiata rispetto alle conoscenze, pensiero che poi gli Obiettivi specifici di apprendimento si incaricano di sconfessare.

-     “L'auspicabile attenzione alla variantistica, applicata selettivamente ad alcuni casi particolarmente significativi…”: sappiamo già quali sono i casi: qualche verso di A Silvia e qualche passo dei Promessi sposi  a confronto con il testo del Fermo e Lucia. Non che la variantistica non dia luogo a osservazioni interessanti, ma solo all’interno di un percorso specifico sull’autore, altrimenti basta qualche nota a piè di pagina. Ci manca solo questa aggiunta per vaccinare definitivamente lo studente medio, che già considera l’amore per la letteratura una mania un po’ bizzarra dei prof.

-     Troppo generico affermare “Nel panorama della letteratura italiana si rileverà la presenza anche dell’estesa produzione in latino e della tradizione dialettale”; infatti la produzione latina  può essere utilmente esplorata solo nei licei classici e, forse, scientifici; a chi non può leggere un testo in latino di Dante o di Petrarca che cosa si può dire di più ? Del resto già si leggono in traduzione passi delle opere più significative, come De vulgari eloquentia, Monarchia, Epistole, Secretum… Né avrebbe senso leggere in italiano la produzione in latino di Pascoli, se non per qualche approfondimento tematico.

-     La produzione dialettale è molto apprezzata nelle regioni d’origine, dove non si sia perso il dialetto.

-     La lettura delle opere straniere è relegata alla “lettura personale”…

Obiettivi specifici di apprendimento

Lingua

Primo biennio

-     L’importanza va primariamente alle conoscenze grammaticali. “Nel primo biennio un percorso didattico specifico, dopo aver verificato i livelli di apprendimento conseguiti dagli studenti nel corso del primo ciclo dell’istruzione, sarà dedicato a colmare eventuali lacune, a definire e ampliare negli alunni la conoscenza ordinata delle strutture della lingua italiana (ai diversi livelli del sistema: fonologia, ortografia, morfologia, sintassi del verbo e della frase semplice, frase complessa, lessico)”. Vale a dire che tutta la grammatica va conclusa entro il biennio, come da consolidata tradizione.

-     Si devono poi curare parallelamente … le capacità linguistiche, scritte e orali”. Le indicazioni su  come “curare” le competenze comunicative,  sono però incomplete e imprecise: l’orale è considerato solo come produzione (indicazioni scarse e senza un criterio); per la produzione scritta, dopo un cenno “all’allestimento” (?) del testo, l’attenzione si ferma sugli aspetti formali (sintassi, punteggiatura, lessico). Le esercitazioni previste toccano alcuni aspetti utili- riassumere, titolare, parafrasare etc.-, ma manca ogni indicazione rispetto alla comprensione del testo, a meno ché questa  non sia sottesa all’espressione (bruttina) di “competenza passiva”.

-     Conclude l’indicazione relativa alla storia della lingua. Far iniziare lo studio della storia della lingua già al biennio è probabilmente prematuro; non sarebbe meglio lavorare sull’etimologia delle parole fin dall’inizio del biennio, ogni volta che se ne presenti l’occasione, per spiegare i significati e lo slittamento del significato? In questo modo si potrebbe far conoscere qualche vocabolo in più ( anche magari nella sua forma latina, o greca) anche a chi non frequenta il classico o lo scientifico.

Secondo biennio e quinto anno

-     In sei righe scarse si parla di: consolidamento e sviluppo delle conoscenze  e delle competenze linguistiche “…in tutte le occasioni adatte a riflettere ulteriormente sul funzionamento del sistema della lingua, osservato nell’esposizione orale, nella comprensione e produzione personale...”.   Difficile capire che cosa si debba intendere qui per “competenza”. L’indicazione poi relativa a “l’affinamento delle competenze di comprensione e produzione di testi sempre più complessi dovrà essere perseguito in collaborazione con le altre discipline” è molto generica, soprattutto se:

“Al centro dell’attenzione saranno i testi letterari, da analizzare insistendo particolarmente sul lessico (a partire dalla pratica della spiegazione letterale), sulla semantica e sui tratti specifici del linguaggio poetico, affidati specialmente alla figuralità e alla metrica”.

-  L’indicazione poi “Si seguiranno anche le fasi decisive nello sviluppo della lingua italiana, mettendo in luce la decisiva codificazione cinquecentesca, l’importanza della coscienza linguistica nelle generazioni del Risorgimento e la progressiva diffusione dell’italiano parlato nella comunità nazionale dall’Unità ad oggi”  non ha nulla a che vedere con la riflessione metalinguistica, che non si è certo esaurita nel primo biennio. Di nuovo quindi un argomento specialistico, poco attraente e poco motivante per i più, se presentato in una prospettiva storica così erudita, mentre  si dà per scontato che nel triennio gli studenti padroneggino la lingua: morfosintassi, lessico, ortografia…!

Letteratura

Primo biennio

-  Indicato l’obiettivo di acquisire le principali metodologie di analisi del testo letterario, da affiancare all’ “incontro con autori e opere significative”, si suggerisce di ridurre l’uso di “griglie interpretative metodologiche” per non “compromettere il gusto per  la lettura” (“l’acquisizione delle principali metodologie di analisi del testo letterario”  è cosa del tutto diversa?).

-  Le opere previste per la lettura sono Iliade, Odissea, Eneide, più tragedia attica del V secolo al primo anno, i Promessi Sposi nel secondo; non si fa nessun cenno a metodologie di approccio a queste opere. “Alla fine del primo biennio si porranno le basi per lo studio storico della nostra letteratura, tracciando un quadro, agganciato ad alcune letture di testi, dell’ambiente culturale che vide sorgere le prime importanti espressioni letterarie italiane: la letteratura religiosa, i siciliani, i siculo-toscani”. Romanzo storico ottocentesco da un lato e scuola siciliana dall’altro….

Secondo biennio e quinto anno

Se non si vuol entrare nel merito della lista di autori indicati e ragionare sulla completezza, adeguatezza  e cose simili, non c’è nulla da dire…

In sintesi

-  La pecca più grave, di tipo strutturale, che rende i programmi inemendabili, è l’impianto “vecchio”, che non presta, volutamente,  nessuna attenzione ai reali e concreti esiti formativi e linguistici. Le competenze sono nel titolo e in nient’altro (evidentemente “acquisire familiarità con la letteratura” e altre espressioni altrettanto vaghe, non  si possono definire competenze). Quello che importa sono le “conoscenze”.

-  Questo da una parte comporta una fortissima frammentazione e discrasia rispetto ai programmi di lingua straniera e perfino a quelli di latino (licei classici e scientifici). Dall’altra ignora del tutto, per il biennio, le competenze, abilità ecc. previste dal non abrogato DM agosto 2007 per l’innalzamento dell’obbligo scolastico. Il primo biennio dei Licei è legalmente, a tutti gli effetti, scuola dell’obbligo, in qualche modo con un’equivalenza formativa rispetto ai bienni dell’istruzione tecnica e professionale, per quanto riguarda le competenze di base, e questo dovrebbe tradursi in precisi esiti formativi previsti per questo segmento.

-     Entrando più nel merito dei “contenuti”, è vero che c’è un’opportuna estensione della riflessione linguistica a tutti e cinque gli anni, ma è anche vero  che la riflessione sulla lingua non può coincidere solo con la storia della lingua e con la riflessione sui testi letterari.

-     Per quanto riguarda il canone, senza entrare nel dettaglio, il fatto che ci sia un’elencazione minuziosa di autori italiani (non tutti ugualmente necessari per la costruzione di un’identità nazionale, anche se si volesse accettare la posizione diciamo desanctisiana  in cui della letteratura si vede la funzione unificatrice e identitaria) è tutt’altro che indifferente, perché gli insegnanti diranno che non hanno tempo di fare altro che quello che è scritto nei programmi (lo sappiamo bene che  diranno così).

-     Va ribadito poi  che il canone è assolutamente “italianocentrico” e monoculturale. Le “opere fondamentali della letteratura straniera” sono lasciate alla lettura personale (leggi: compiti delle vacanze) e questo è particolarmente grave se si considera che , a parte il Liceo linguistico, negli altri verrà studiato di fatto solo l’inglese, per cui le opere della letteratura francese, tedesca, latino-americana, ecc. potranno essere bellamente e completamente ignorate. Per i programmi, evidentemente, è più importante leggere Tasso e Carducci che Cervantes e Baudelaire, facendo solo due esempi.  In termini identitari, l’identità europea non è altrettanto importante di quella nazionale (siamo nel 2010, non nel 1950)? E lascio volutamente da parte il richiamo alle letterature e culture degli studenti che popolano le nostre scuole, e sempre di più, per fortuna, anche i Licei, venendo da tutto il mondo. Come ha già detto Antonella, lo studente in questi programmi non si intravede neanche.

-  Vale comunque la pena di osservare che nel Profilo culturale, educativo e professionale (allegato A) e nei Risultati di apprendimento comuni a tutti i percorsi liceali  sono delineati  esiti formativi e linguistici ampi e forse generici, ma tali da lasciare alla scuola la possibilità di costruire il proprio piano di studio. In essi  si delinea il profilo d’uscita del percorso liceale anch’esso, a livello linguistico  e comunicativo piuttosto ampio e dunque modellabile.

Inoltre, a proposito di lingue comparate, è detto almeno che, in uscita,  bisogna saper riconoscere i molteplici rapporti e stabilire raffronti tra la lingua italiana  e altre lingue moderne e antiche, richiamo alla comparazione linguistica piuttosto generico, ma suscettibile di precisazione intelligente da parte di una programmazione scolastica ben fatta.

(aprile 2010)