Esperienze
e strumenti, a cura di
Simonetta Rossi
Ma come parli? Un seminario di formazione per docenti sul lessico
Si può salvare l'analisi logica?
Dalla conoscenza linguistica d’uso ad una competenza consapevole
Riflettere sulla lingua per inventare nuove
parole
I confini delle parole: riflessione sulle scelte
lessicali, con pratiche di autocorrezione
Capire
le parole delle discipline. Il lessico scientifico nei manuali
Nei giorni 1 e 2 marzo 2007 si è tenuto a Montegrotto Terme (PD), nella sala convegni dell’Hotel Petrarca Terme, un Seminario interregionale dedicato al lessico: Ma come parli? Riflessioni sulla competenza lessicale. Pratiche e percorsi didattici. Il Seminario, organizzato dal Giscel Veneto in collaborazione con i Giscel Emilia Romagna e Lombardia, aveva l’obiettivo di coinvolgere giovani (e meno giovani) docenti in una riflessione sulla lingua parlata dagli studenti e sulle pratiche didattiche relative all'apprendimento del lessico.
Per favorire l'approccio laboratoriale il seminario era a numero chiuso; le adesioni sono risultate assai superiori al previsto tanto che, pur espandendo il numero inizialmente programmato, non è stato possibile accettarle tutte. Degli 80 partecipanti quasi la metà aveva un’età inferiore ai 40 anni. Dato che colloca i partecipanti, considerata l’età media dei docenti italiani in servizio, tra i “giovanissimi” della scuola italiana.
Il numero di adesioni è espressione di un bisogno formativo degli insegnanti, a cui le iniziative delle singole scuole non riescono a rispondere. Il successo dell’iniziativa ha sorpreso non solo chi si aspettava una classe docente rinunciataria e sfiduciata (del resto è così che viene dipinta dai media nazionali) ma pure chi, anche nell’ambito della nostra Associazione, temeva che l’educazione linguistica non fosse più in grado di ‘movere’ i docenti. La realtà docente, ancora una volta, ha mostrato la sua parte migliore ed ha sconfitto alcuni luoghi comuni presenti nei media ed anche (ahimè) nella parte oscura di ogni insegnante.
Il seminario si è aperto in modo inedito. Luisa Altichieri, una “madre” storica del Giscel Veneto, docente di scuola media in pensione da molti anni, rispondendo alle domande di due giovani insegnanti, ha ricostruito la motivazione culturale e la situazione storica e sociale nella quale è nato Giscel. Ricostruendo, anche attraverso aneddoti, l’atmosfera degli anni Settanta ha testimoniato l’attuabilità delle Dieci tesi nella pratica di insegnante. L’emozionante intervista è stata un ideale passaggio di testimone tra generazioni di docenti.
È seguita la relazione della professoressa Maria G. Lo Duca Parole e grammatica: dalla ricerca sul lessico all’insegnamento. Con l’abituale chiarezza e sinteticità Lo Duca, evidenziando come nessun programma scolastico abbia il lessico tra gli obiettivi da raggiungere, ha illustrato alcuni aspetti che lo studio delle proprietà sintattiche delle parole potrebbe affrontare. Una prima parte della relazione è stata dedicata all’illustrazione del modello valenziale di Tesnière e alle sue possibili ricadute didattiche. La seconda parte ha presentato le ricerche sulla frequenza delle parole e in che modo i dizionari di nuova generazione ne tengano conto. È stato affrontato anche il problema della selezione delle parole nell’insegnamento, incluso l’insegnamento dell’italiano come L2. L’ultima parte della relazione ha riguardato gli studi acquisizionali del lessico. La platea si è sentita provocata dalla informatività della relazione ed ha posto numerose domande.
È stata poi la volta della presentazione dei laboratori. Con stile comunicativo diverso e con diversi strumenti sono stati presentati cinque laboratori:
?Dino Spadotto: Dalla conoscenza linguistica d’uso ad una competenza consapevole
?Silvana Loiero: Riflettere sulla lingua per inventare nuove parole
?Donatella Lovison: I confini delle parole: riflessione sulle scelte lessicali, con pratiche di autocorrezione
?M. Luisa Zambelli: Capire le parole delle discipline. Il lessico scientifico nei manuali
?Elianda Cazzorla: Proviamo con il dizionario?
Si sono poi riuniti i gruppi di lavoro, nei quali ciascun coordinatore ha presentato le pratiche didattiche e condotto i partecipanti a riflettere sui materiali e sui percorsi didattici. In ogni gruppo era presente un osservatore/portavoce con il compito di facilitare il dialogo e di documentare l’attività in vista dell’intergruppo conclusivo.
I cinque laboratori sono stati considerati i maggiori punti di forza del seminario. Nel questionario di valutazione finale ne sono stati messi in luce il confronto costruttivo, la verticalità delle prospettive didattiche, la centralità operativa. I gruppi hanno avuto modo di confrontarsi sia nel pomeriggio del giorno 1 marzo, sia nella mattinata del 2 marzo, eppure buona parte dei questionari di valutazione ha reputato troppo breve il tempo a disposizione. Chiaro segnale del desiderio dei docenti di confrontarsi in modo più approfondito su tematiche linguistiche che hanno scarsa applicazione didattica e, forse, sono scarsamente conosciute dagli insegnanti stessi.
Dopo la restituzione dei lavori di gruppo ad opera dei portavoce e dei coordinatori dei laboratori, la seconda giornata è stata chiusa dalla relazione conclusiva della prof.ssa Loredana Corrà. A partire da una vivace critica agli aspetti relativi al lessico caratterizzanti le Indicazioni nazionali (Riforma Moratti) per la Scuola media, la relazione ha toccato i risultati principali che in ambito lessicale la ricerca linguistica teorica ha realizzato negli ultimi 20 anni. Ha messo, infine, in risalto come i percorsi indicati nei laboratori suggeriscano pratiche didattiche utili a trasferire nella scuola tali risultati teorici.
Il Seminario si è chiuso con un saluto del segretario nazionale del Giscel, Adriano Colombo, che ne ha messo in evidenza la positività e la significatività per la scuola italiana. Positività ben evidenziata anche nelle osservazioni dei partecipanti, che dell’intera esperienza hanno lodato il clima democratico che si respira, l’approccio collegiale ed empirico, il fatto che i fondamenti teorici fossero uniti alle applicazioni didattiche, il confronto costruttivo, gli spunti di lavoro offerti, la varietà di temi trattati, lo spirito collaborativo.
Sembra, in conclusione, di poter valutare positivamente l’intera esperienza, non solo per la nutrita partecipazione di docenti veneti ed emiliani - da alcuni giovanissimi specializzandi della SSIS Veneto a insegnanti già in cattedra da 20 anni (ed ancora consapevoli che insegnare implica cercare, studiare, per costruire continuamente pratiche didattiche più efficaci) - ma anche per la riuscita di un modello di formazione basato sulla collaborazione tra pari e su una modalità democratica. Ci sembra che le Dieci tesi trovino anche in questo approccio formativo uno dei loro punti di forza.
Vittoria Sofia (13 aprile 2007)