GISCEL

Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica

costituito in seno alla Società di Linguistica Italiana

  

Idee per un curricolo

di educazione linguistica democratica

  

documento approvato dall’Assemblea nazionale di Modena, 25.9.2004

 

 

0. Premessa: metodo e forma delle Indicazioni nazionali

 

Il GISCEL ritiene che sia compito dello stato definire obiettivi di educazione linguistica in termini di traguardi formativi comuni irrinunciabili, la cui acquisizione va garantita a tutti gli allievi. Definire traguardi irrinunciabili non significa puntare al ribasso, significa piuttosto garantire quei ‘nuclei fondanti dell’apprendimento’ senza i quali è compromessa qualsiasi futura crescita cognitiva e linguistica dei giovani.

Tali traguardi o standard non vanno intesi in termini di prescrizioni programmatiche; essi sono cioè individuati non tanto dal punto di vista del docente alle prese con la descrizione dei contenuti del suo programma, ma dal punto di vista dell’allievo e di ciò che ci si attende che egli sappia e sappia fare dopo un ciclo di studi; il Quadro comune europeo di riferimento per le lingue rappresenta un punto di riferimento importante per la definizione dei traguardi.

Questa prospettiva si fonda sulla puntuale messa a fuoco delle diverse dimensioni di competenze linguistiche osservabili e, per quanto possibile, verificabili. Procedere in questa direzione significa impostare protocolli di prove articolati sia in base ai diversi livelli del sistema linguistico (la dimensione lessicale, morfosintattica, testuale, ecc.), sia secondo particolari intersezioni delle abilità linguistiche che sottendono i principali usi linguistici e pratiche comunicative (scrittura funzionale, gestione di fonti scritte e orali per una varietà di rielaborazioni, ecc.). Tali attività complesse richiedono l’elaborazione di verifiche intelligenti, fondate cioè elettivamente su prove procedurali; tali verifiche dovrebbero garantire, tra l’altro, una retroazione positiva sulla didattica.

 

1. Educazione linguistica democratica

 

1.    L’educazione linguistica deve dirsi democratica per l’impegno che assume di offrire a tutti senza distinzione i mezzi per realizzare il diritto alla parola come parte integrante dei diritti di cittadinanza. L’educazione linguistica democratica persegue infatti il miglioramento delle complessive capacità socio-semiotiche e linguistico-culturali di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, nativi o immigrati di qualsiasi nazione, lingua, razza, religione; tutti, “non uno di meno”.

2.    Un tratto che caratterizza l’essere umano è la capacità di trovare con la lingua e attraverso la lingua modi sempre nuovi, e tuttavia antichi nelle radici, di porsi in relazione con sé stesso e con gli altri, di interrogarsi e riflettere, di ragionare ad alta voce e in silenzio, di esprimere e intendere sensazioni ed emozioni, di conoscere e interpretare prodotti culturali propri e altrui.

3.    Per dispiegare le sue potenzialità la facoltà del linguaggio si serve soprattutto della lingua, di una qualsiasi delle molte lingue esistenti. L’idioma nativo, quale che sia, permette lo sviluppo delle capacità cognitive, sociali, relazionali; per questo la scuola deve rispettare gli idiomi di partenza di tutti e fare leva su questi per insegnare la lingua ufficiale del Paese e delle sue istituzioni.

4.    Ogni essere umano è unico e diverso da tutti gli altri. La diversità è un valore per l’intera comunità sociale, che trova nella varietà dei suoi componenti elemento di ricchezza per il singolo e per la collettività. È altresì valore la diversità linguistica, di cui una comunità si nutre per ampliare le possibilità comunicative e ideative di ciascuno e dilatare il suo spazio linguistico e culturale.

5.    Ogni essere umano, pur unico e diverso, è eguale agli altri nei suoi diritti. Per questo, nel rispetto delle diversità dei singoli, a tutti vanno offerte le stesse opportunità di sviluppo linguistico e culturale. A tutti ed a ciascuno va garantita una conoscenza linguistica comune e condivisa, tale da permettere l’esercizio dei diritti di cittadinanza e la fruizione dei beni culturali. A ciascuno spetta di interpretare la conoscenza maturata a scuola nei modi e nelle forme che la sua unicità gli consente.

6.    L’educazione linguistica democratica si persegue dalla scuola dell’infanzia fino all’università. Al raggiungimento dei suoi obiettivi concorrono gli insegnamenti linguistici e ogni altro insegnamento che, offrendo ai discenti esperienze e linguaggi nuovi, specifici, concorra ad ampliare il patrimonio espressivo.

7.    Tra i vari usi della lingua e i vari linguaggi, un rilievo a parte esigono gli usi letterari (poesia e prosa) e i linguaggi artistici, i quali, fondati su un sapiente raffinamento dei mezzi espressivi usuali, e spesso a capo di secolari tradizioni espressive, rioperano potentemente sul patrimonio linguistico di chi è messo nelle condizioni di accedervi. Per queste ragioni educazione linguistica ed educazione letteraria devono operare affiancate.

 

2. Trasversalità della lingua nel curricolo

1. In virtù della centralità della facoltà di linguaggio per la specie umana, lo sviluppo delle competenze linguistiche è al centro della crescita intellettuale, affettiva e sociale di ogni essere umano. Per questo qualunque progetto educativo deve collocare l’educazione linguistica al centro di una rete di relazioni e intersezioni molteplici con tutte le altre aree di apprendimento.

2. Soprattutto nelle fasi iniziali, lo sviluppo delle competenze linguistiche non può essere separato

- dalle altre attività di espressione grafica e plastica, musicale, corporea ecc.,

- dall’educazione alla fruizione di testi audiovisivi;

- dalle attività di progettazione e costruzione di oggetti materiali;

- da tutti gli apprendimenti di tipo disciplinare.

3. Nel corso degli studi diviene via via più essenziale un’impostazione “corale” dell’educazione linguistica, nel senso del contributo concordato e consapevole di diversi insegnamenti e insegnanti alla crescita delle competenze orali e scritte nei rispettivi settori. Infatti, la lingua è anche veicolo essenziale dell’acquisizione di conoscenza nei diversi ambiti disciplinari, oltre che prerequisito per il successo degli studi in ciascun settore.

Negli anni terminali dell’istruzione secondaria e della formazione professionale, particolare attenzione dovrebbe essere data agli usi speciali della lingua e ai tipi di testo propri di specifici settori professionali o di ricerca, attraverso una collaborazione sistematica tra gli insegnanti di lingua e delle altre discipline.

4. Le competenze linguistiche possono trarre notevoli vantaggi dall’uso delle cosiddette “nuove tecnologie”: padronanza della videoscrittura, capacità di costruire e usare ipertesti anche multimediali, consultazione di fonti telematiche ecc. La strumentazione relativa dovrebbe essere padroneggiata dagli insegnanti di lingua e accessibile a scuola in ogni momento a loro e ai loro allievi, senza vincoli di orari o riserve per discipline specifiche.

5. L’entusiasmo per le nuove tecnologie non deve tuttavia offuscare la consapevolezza che, come in ogni fase dell’evoluzione semiotica dell’umanità, i nuovi media affiancano e potenziano, ma non sostituiscono quelli più tradizionali, come l'uso orale del linguaggio verbale e la sua codificazione scritta. Di conseguenza l’uso dei nuovi strumenti:

- va promosso ricordando che la velocità di accesso alle informazioni conseguita non elimina la necessaria profondità e lentezza dei processi di comprensione, elaborazione, riproposizione;

- non può in alcun modo sostituire l’esperienza diretta, sensibile, corporea e l’operatività, manuale e intellettuale, che sole possono dare senso per l’individuo alle espressioni linguistiche o multimediali.

 

3. L’italiano e le lingue nel curricolo

3.1. Varietà dell’italiano, dialetti e lingue di minoranza

1. Come esito di una storia linguistica antica e recente, il repertorio linguistico italiano è caratterizzato dal plurilinguismo, che registra  la coesistenza e la convivenza di idiomi diversi e varietà della stessa lingua entro i confini di uno stesso territorio. Rapportata ai parlanti, questa ricchezza idiomatica si traduce in una polifonia di voci che legittimamente entrano nelle aule scolastiche.

2. Qualunque progetto di educazione linguistica deve tener conto in primo luogo della competenza linguistica di partenza degli allievi. Questo, nella realtà italiana attuale, significa che bisogna tenere presenti:

- la presenza di bambini stranieri: circa 300.000 secondo le stime più recenti, con un incremento pari a un raddoppio in tre anni, e concentrazioni molto alte nella scuola di base e in alcune aree geografiche;

- la persistenza della dialettofonia, che coinvolge, anche se in modo non esclusivo, oltre metà della popolazione, accompagnata da un’ampia e soprattutto crescente diffusione di varietà regionali dell’italiano, o di usi alternati, incrociati, misti, di italiano, lingue diverse e dialetti.

Infatti il patrimonio culturale e comportamentale del bambino, la sua visione del mondo e della vita sono strettamente legati a categorie cognitive veicolate dagli strumenti linguistici effettivamente a sua disposizione, allo stile e alla dinamica dell’apprendimento linguistico, alla categorizzazione della realtà propria della lingua – o del dialetto – di base.

3. Il repertorio linguistico di partenza degli immigrati spesso esclude del tutto la lingua italiana: per loro l’educazione linguistica richiede interventi mirati, tecniche didattiche e strumenti di valutazione speciali. Bisogna tener presente che, se alcuni mesi di immersione possono bastare per acquisire la lingua per la comunicazione e la sopravvivenza quotidiana, l’acquisizione della lingua per lo studio, che sola può garantire agli immigrati pari opportunità di istruzione, richiede anni.

4. Contemporaneamente, un progetto di educazione linguistica deve saper valutare il plurilinguismo sempre più presente nelle nostre classi non solo come un problema, ma come una risorsa; per un essere umano, l’ampiezza del repertorio linguistico disponibile costituisce una ricchezza e una possibilità di arricchimento ulteriore della facoltà di linguaggio.

5. Nella situazione attuale,un approccio centrato sulla variazione linguistica pare l’unico in grado di avvicinare il bambino alla realtà della lingua che egli vive giorno per giorno e, attraverso di essa, a un modello dinamico della lingua italiana. Al centro dell’attività didattica si devono porre la duttilità della lingua, la capacità e le modalità dell’adattamento alla varietà di situazioni in cui la si usa, le potenzialità espressive e comunicative che sono offerte dalla coesistenza di varietà – geografiche, sociali, situazionali, stilistiche ecc. – che consentono al parlante esperto di operare scelte coerenti con gli scopi e le situazioni della comunicazione.

3.2. Italiano e lingue straniere

 

1. La scelta di una prospettiva unitaria sulle lingue è essenziale per lo sviluppo della competenza linguistica e comunicativa globale dell’allievo. Al plurilinguismo interno, che è tratto specifico della situazione linguistica italiana, si affianca l’apertura verso più lingue europee. Il plurilinguismo esteso può diventare una risorsa educativa molto potente. Infatti, attraverso lo studio di più lingue, l’allievo:

- accresce la sua capacità di comunicare e amplia quindi le sue possibilità di interazione sociale;

- potenzia la mobilità cognitiva e la sua naturale capacità di apprendere le lingue sempre di più;

- è messo in condizione di sperimentare contenuti, visioni del mondo, modi di pensare e agire diversi da quelli legati alla comunità linguistica cui appartiene;

- può confrontare codici e sistemi diversi, attraverso la riflessione metalinguistica, e potenziare le capacità di astrazione e di pensiero formale.

Queste dimensioni dello sviluppo (sociale, cognitiva, culturale, metacognitiva) devono essere presenti, pur con accenti e pesi diversi, negli insegnamenti della lingua materna e delle lingue straniere lungo tutto il percorso di studio.

2. Le diverse attività comunicative in lingua straniera dovrebbero correlarsi con le corrispondenti attività in lingua materna, in modi diversi nel corso degli studi: in fase iniziale, l’apprendimento della lingua straniera si fonda necessariamente sulle competenze linguistiche e sulle capacità cognitive che l’allievo ha già sviluppato; successivamente, contribuisce a potenziare specifiche capacità cognitive e abilità linguistico-comunicative (sviluppo graduale e integrato di abilità diverse, consapevolezza metalinguistica, atteggiamento aperto a cogliere analogie e differenze sia a livello semantico, sia sul piano culturale).

3. Nella scuola primaria, la scelta di obiettivi e contenuti della lingua straniera può essere orientata da situazioni formative e approcci che integrano diversi codici espressivi (sonoro, visivo, corporeo-gestuale); nella scuola media, gli obiettivi e i contenuti della prima e della seconda lingua possono essere diversi e complementari (oralità / scrittura, dimensione funzionale / dimensione interculturale, ecc.), in vista dello sviluppo di competenze parziali che, insieme, concorrono alla competenza comunicativa del soggetto

 

4. Profili di uscita, livelli di prestazione

4.1. L’educazione linguistica nella scuola di base

1. Un buon progetto di educazione linguistica deve sostanziarsi di conoscenze e di abilità fondate sulla dialogicità, sull’operatività, sulla testualità e sulla variabilità:

- la costruzione di significati e di conoscenze, la negoziazione di punti di vista si sviluppa a condizione che lo scambio linguistico, l’interazione, la condivisione siano pratiche quotidiane nella comunità scolastica (dialogicità);

- la comprensione e la produzione di discorsi, le scoperte di regole, la costruzione di nuovi significati sono sempre il risultato di percorsi che implicano manualità, rielaborazione cognitiva e uso delle abilità linguistiche (operatività);

- la fruizione e l’elaborazione di discorsi e di testi centrati su una pluralità di scopi (informarsi, acquisire conoscenze, comunicare, divertirsi, persuadere…) pone la comunità in condizione di interrogare i testi, ricostruirne i sensi, riprodurre e produrre percorsi già compiuti da altri, cogliere nei testi varietà di lingua, rintracciare collegamenti e continuità di significato (testualità);

- la familiarità con gli usi molteplici della lingua (funzionali, creativi e letterari) fa sperimentare concretamente la variabilità della lingua.

2. Da questa prospettiva scaturiscono alcune implicazioni sul versante delle scelte curricolari.

a) Solo un’estesa pratica delle abilità linguistiche sin dai primi anni della scuola di base consente di arrivare al controllo della parola propria e altrui e alla consapevolezza che la lingua sollecita rapporti con sé e con gli altri..

b) Nella scuola di base si assegna rilevanza agli usi funzionali, affettivi, creativi e letterari della lingua. La padronanza della lingua implica l’obiettivo di consegnare “tutti gli usi della lingua a tutti” e la possibilità di esercitare la variabilità attraverso la pluralità dei testi, da quelli più brevi, funzionali, pragmatici, a quelli narrativi, descrittivi, espositivi o argomentativi

c) Si pone la necessità di incanalare la naturale disposizione metalinguistica, già presente fin dai primi anni di scolarità, verso forme esplicite di riflessione. Non si tratta di apprendere regole già stabilite, ma di esplorare il sistema lingua alla scoperta di regolarità che soltanto in un secondo tempo saranno progressivamente sistematizzate. La riflessione sulla lingua deve privilegiare, soprattutto nei primi anni, il livello lessicale-semantico, ed attuarsi a partire dai testi orali e scritti, perché nei testi si realizzano le intenzioni di chi usa la lingua per parlare e scrivere. Successivamente, possono essere proposte attività esplicite su ciò che si dice o si scrive, si ascolta o si legge; lo scopo è che l’allievo

- diventi consapevole delle operazioni che si fanno quando si comunica e della variabilità della lingua nel tempo e nello spazio geografico, sociale e comunicativo,

- usi in modo adeguato un vocabolario metalinguistico fondamentale,

- ragioni in modo più esteso sui fenomeni linguistici.

d) Sul versante metodologico è importante:

- tenere conto delle esperienze linguistiche maturate dagli alunni, valorizzandone l’idioma (o gli idiomi) di partenza indipendentemente da quale questo sia;

- garantire uno stretto legame con l’esperienza e l’operatività;

- considerare, nelle prime classi, l'italiano, la prima lingua europea moderna, l'arte e musica, le scienze motorie, in un unico “ambito” (linguistico-espressivo), per far sì che gli alunni sperimentino le prime forme di organizzazione delle conoscenze e delle potenzialità espressive attraverso attività fortemente integrate;

- porre un’attenzione costante agli obiettivi comuni a più ambiti disciplinari e a diversi contesti di apprendimento;

- mettere in atto percorsi di insegnamento/apprendimento dotati di gradualità/progressione;

- prevedere un’articolazione flessibile delle attività che consentano di puntare l’attenzione ora su aspetti peculiari di ciascuna abilità, ora sulla loro integrazione (ascoltare per parlare, leggere per scrivere ecc.).

3. Le riflessioni teoriche e le esperienze didattiche maturate in questi ultimi anni consentono di delineare un profilo dinamico dell’allievo e dei suoi bisogni linguistici, dalle competenze linguistiche in ingresso, alle modificazioni che intervengono in itinere alle competenze in uscita.

 

a) Sia pure in presenza di idiomi di partenza diversi, all’ingresso nella scuola di base, bambine e bambini attraverso le parole sanno: stabilire un semplice scambio di informazioni per far fronte a bisogni immediati, sollecitare gli altri, condizionarne le azioni e argomentare le proprie richieste. Sanno disporsi all’ascolto se ciò di cui si parla è ritenuto interessante. Interagiscono con i coetanei nel corso del gioco, mentre svolgono attività in gruppo. Raccontano ciò che fanno o che hanno fatto. Memorizzano facilmente sequenze e provano curiosità linguistica per parole e espressioni. Hanno un’idea su come funziona la lingua scritta e riescono a fare ipotesi sul significato di scritte. (Prevalenza dialogicità/operatività).

 

b) Dopo i primi cinque anni della scuola di base, bambini e bambine sanno interagire tenendo conto della variabilità determinata da scopi, destinatari, canali, registro. Posti davanti a un testo, possono attivare strategie funzionali agli scopi di lettura; quando scrivono possono tener conto degli scopi stabiliti e variano il registro a seconda del destinatario. Riescono a ragionare su determinate esperienze linguistiche o sulle fasi di un processo traendone consapevolmente o inconsapevolmente ‘regole’. Sfruttano le possibilità offerte dalla combinazione fra codice verbale e altri codici. Sviluppano maggiore consapevolezza del fatto che si possa comunicare in lingue diverse da quella di partenza. Utilizzano convenzioni grafiche e, se guidati, cominciano ad effettuare controlli sulle proprie produzioni. (Introduzione testualità, variabilità).

 

c) Dopo otto anni della scuola di base, la comprensione e la produzione di testi si dispiega dall’interazione nei contesti quotidiani verso occasioni più formalizzate di studio e di arricchimento culturale. La lettura dei testi spazia da quelli più immediatamente connessi ad usi funzionali a quelli legati ad attività di studio, di ricerca e agli usi creativi e letterari. In genere, i ragazzi e le ragazze riescono a controllare fasi e momenti dei processi di comprensione e di produzione orale e scritta. Nella produzione dei testi possono compiere scelte su piani diversi, realizzando controlli in itinere e introducendo modifiche in ciò che scrivono. Riescono a creare testi (scritti o multimediali) in cui sfruttano la complementarità fra linguaggi. L’ampliamento graduale e progressivo delle conoscenze sul sistema lingua, attraverso attività di riflessione esplicite e sistematiche, determina l’accrescimento della loro consapevolezza metalinguistica e un uso più pieno della lingua. Possiedono repertori lessicali e strutture appartenenti a idiomi diversi da quella di partenza. (Prevalenza testualità e variabilità).

 


4.2 L’educazione linguistica nella scuola secondaria di secondo grado

 

1. Nella scuola secondaria di secondo grado, l’educazione linguistica mira

- allo sviluppo e perfezionamento delle abilità linguistiche;

- a rendere consapevoli dei diversi approcci ai diversi tipi di testo;

- a mettere in relazione comunicazione  verbale e non verbale;

- ad acquisire la pratica di strumenti (dizionari, grammatiche filologicamente e scientificamente attendibili) che consentano un orientamento consapevole della/nella riflessione sui testi da leggere o da produrre.

In tale ottica è volta al miglioramento/ arricchimento continuo di se stessi, delle proprie conoscenze e competenze, dei propri modi di essere, ovvero dei modi di stare con sé e con gli altri.

Tali finalità pertengono allo sviluppo personale e sociale dell’uomo e del cittadino, per cui devono essere perseguite con pari intensità in qualunque canale di istruzione secondaria superiore o (eventualmente) di formazione professionale.

La finalità della “lingua per la cittadinanza” esige che il percorso di educazione linguistica sia fortemente unitario almeno fino ai 15-16 anni. Talune differenziazioni sono ammissibili solo negli ultimi anni (lingua per scopi professionali, maggiore o minore accentuazione degli aspetti letterari).

2. Nel curricolo di educazione linguistica tutti gli ambiti hanno uno sviluppo verticale e sono interrelati. In particolare:

- il concetto fondante di testualità si articola in quello di genere (non letterario / letterario: collegamento con l’educazione letteraria e storico-letteraria, il cui spazio può continuare a essere preponderante dopo il primo biennio);

- il concetto fondante di comunicazione: verbale / non verbale può evolversi in quello di multimedialità (collegamento con linguaggi informatici, con ipertesti).

- in tutti gli anni della scuola secondaria di secondo grado l’educazione linguistica continua a includere elementi di riflessione sulla lingua (vedi il punto 4.3).

 

3. Il curricolo affronta le abilità linguistiche in maniera sistemica: un’abilità si pratica in connessione con un’altra abilità e con un determinato tipo di testo. Ad esempio: scrivere un testo argomentativo di confutazione da pubblicare in una rivista monotematica (competenza avanzata) richiede sia la comprensione di un testo argomentativo (abilità di lettura) sia la conoscenza della struttura dell’argomentazione (testualità) sia la capacità di controllare la progressione tematica di un testo (abilità di scrittura) applicando anche artifici e scelte retoriche (educazione letteraria).

4. Il curricolo di educazione linguistica si caratterizza per la progressione disciplinare, in cui i nuovi contenuti si innestano sul già noto, posseduto ed elaborato rappresentando al contempo più complessi livelli di maturazione linguistica. La necessità di proporre, a diversi gradi di scolarità, percorsi di apprendimento relativi alle stesse abilità o alle stesse strutture testuali esige una precisa progressione verticale e grande attenzione ai livelli di difficoltà.

5. Ipotesi di indicazioni curricolari e profili di uscita

I profili di uscita devono riportare l’indicazione dei processi e dei prodotti, in quanto essi sono inscindibili e reciprocamente interconnessi.

Biennio

Abilità linguistiche

a)      Abilità di lettura: l’attenzione è rivolta a potenziare la capacità di scegliere le strategie di lettura più adeguate ai testi e agli scopi della lettura. Essa si sviluppa su obiettivi di sempre maggiore complessità come, ad esempio, documentarsi su argomenti di studio, valutare l’attendibilità di una fonte, confrontare documenti di fonti diverse ecc.

L’abilità di leggere si sviluppa inoltre fruendo direttamente di autori e testi letterari che hanno saputo dare voce a tematiche universali. L’abilità di leggere si indirizza tanto verso le forme linguistiche della poesia e della prosa quanto verso forme plurisemiotiche (fumetti, canzoni, cantate, sceneggiature, film, ipertesti ecc.)

b) L’abilità di scrittura è sviluppata in relazione alla produzione funzionale alla comprensione degli argomenti di studio e di ricerca: appunti, mappe, riassunti, relazioni, ecc. Viene anche avviata la composizione di testi argomentativi. Attenzione è posta alla pianificazione del testo, alla coerenza tematica e alla coesione del paragrafo, all’ordine e alla struttura sintattica e alle scelte lessicali connesse allo stile.

La scrittura è inoltre indirizzata alla narrazione del sé. La scrittura per narrare di sé, del reale o del fantastico, si avvale di forme espressive linguistiche e plurisemiotiche, come poesia, diario, aforismi, racconto, sketch, graffiti, videoclip, fumetti, corto, ipertesto ecc.

c) L’abilità di parlare (al livello dell’italiano regionale, dell’italiano dell’uso medio) è finalizzata alla gestione dell’esposizione pianificata e controllata in situazioni strutturate e semiformali di studio, di ricerca e di vita associativa, quali resoconti, tavole rotonde, comunicazioni in seminari di studio, assemblee ecc. 

Le situazioni di discorso attivate per lo sviluppo dell’abilità richiedono di esporre e sostenere un punto di vista, assumere un ruolo da interpretare, sostenere una tesi. Nelle interazioni formali si persegue l’obiettivo di fare cogliere i punti di transizione di turno in cui è lecito prendere la parola senza sopraffare l’interlocutore.

Un’attenzione particolare è volta allo sviluppo dell’abilità di porre domande. Obiettivo privilegiato è agevolare, anche con la pratica dell’interazione domanda-risposta, l’espressione dei sentimenti e degli stati d’animo, soprattutto nelle situazioni di disagio psicologico per incanalare produttivamente l’inespresso.

d) L’abilità di ascolto è finalizzata a riconoscere le tesi esposte in un discorso, i punti di vista di chi parla e le ragioni dell’altro; a cogliere gli impliciti attraverso la decodifica di fattori linguistici e paralinguistici. L’abilità di ascoltare viene sollecitata  ad attivarsi in situazioni in cui ci siano commistioni di linguaggi, ad es. canzoni, ballate, opere, film.

 

Tipologia dei testi

L’attenzione è dedicata

- ai testi di tipo narrativo e di tipo espositivo (tra cui articoli di riviste) e alla lettura del quotidiano;

- ai testi di tipo argomentativo e regolativo. I testi regolativi – prescrittivi (leggi, statuti, Costituzione italiana, Costituzione europea…) possono essere affrontati al termine del biennio o all’inizio del triennio, come approccio ai linguaggi settoriali.

Il profilo d’uscita, per alcuni tipi testuali, riguarda la competenza ricettiva.

 

Strumenti di informazione e linguaggi non verbali

- conoscenza e uso di dizionari o strumenti di consultazione enciclopedica anche in formato elettronico

- competenza produttiva di scrittura elettronica.

 

Triennio

Abilità linguistiche

L’affinamento delle quattro abilità può perseguirsi secondo i seguenti criteri:

a) L’abilità di lettura si perfeziona curando la comprensione di testi professionali e scientifici, l’interpretazione di testi letterari. Essa si esercita in itinerari di letture personali (narrativa, poesia e saggistica), con percorsi di valorizzazione del testo letterario e della prosa scientifica. Il raffinamento del gusto della lettura si persegue anche attingendo alla buona divulgazione scientifica e affrontando trasposizioni di testi scritti in altri linguaggi e altre forme semiotiche.

b) L’abilità di scrittura si concreta in riformulazioni testuali (traduzioni, sintesi,…) e nella scrittura di testi articolati (strutturati internamente in parti), rispettando i requisiti di coerenza e di coesione, la leggibilità, l’adeguatezza alla destinazione e alla fruizione, gli usi di un lessico appropriato alla situazione comunicativa e alla disciplina. Essa viene perfezionata in tre ambiti:

- sviluppare un’ipotesi di ricerca o un progetto; corredare una ipotesi del necessario sostegno teorico e documentario ecc;

- scrivere un saggio o un articolo a partire da documenti dati;

- condurre un’analisi di un testo letterario noto; sviluppare un argomento a carattere storico, giuridico, economico, artistico, filosofico (“scrivere di…”) rendendo espliciti presupposti e finalità del testo.

Nella scrittura particolare attenzione è posta sui canali su cui viaggia la comunicazione scritta, sulle sedi di pubblicazione, sulle interazioni con altri linguaggi, sui gradi di formalizzazione.

c) L’abilità di parlare (italiano standard, linguaggi settoriali) è mirata all’esporre a un uditorio:

- parlare pianificato: esporre una propria relazione in un tempo stabilito seguendo una scaletta;

- intervenire in una discussione argomentata.

d). Nell’abilità di ascolto l’attenzione è posta al sovrasenso del testo, al contesto e alle interferenze date dalla presenza di altri codici (immagini, suoni, musica, …). Essa è esercitata e verificata in situazioni formali di lezione in classe, di conferenza, di dibattito pubblico (anche attraverso strumenti audiovisivi

 

Tipologia dei testi

L’attenzione è dedicata prevalentemente, oltre che ai testi letterari, ai testi di tipo espositivo e argomentativo. Dovrebbe trattarsi di testi reali: interventi sui quotidiani, su riviste tematiche. saggi. Tale scelta permette di tenere l’insegnamento/apprendimento strettamente legato alla vita sociale e culturale del paese.

Il profilo d’uscita, per entrambi i tipi testuali, deve riguardare la competenza ricettiva e produttiva. L’attenzione è dedicata inoltre all’intertestualità e alle contaminazioni. Vengono esplorate le intersezioni tra letteratura e cinema, e teatro, e musica e arti visive.

 

Strumenti di informazione e linguaggi non verbali

- controllo della attendibilità e scientificità delle fonti di informazione;

- costruzione di un testo multimediale (esempio: presentazione in PowerPoint).

- conoscenza e uso di testi multimediali (ipertesti).

 

4.3. La riflessione sulla lingua

 

1. Forme spontanee di riflessione sulla lingua sono presenti nei bambini fin da prima del loro ingresso nella scuola, che le deve sapere accogliere e valorizzare. Momenti informali di riflessione sulla lingua accompagnano ogni attività didattica sulla e con la lingua, senza che questo comporti necessariamente l’uso di una terminologia tecnica.

2. Gli obiettivi specifici di apprendimento relativi alla riflessione sulla lingua devono riferirsi ad attività esplicitamente metalinguistiche e almeno in parte sistematiche.

3. La riflessione esplicitamente metalinguistica

-    deve essere in ogni caso subordinata, quanto a priorità degli scopi educativi, allo sviluppo delle abilità linguistiche;

-    ha finalità essenzialmente cognitive e contribuisce solo in via indiretta, e a livelli avanzati, a un uso più consapevole e corretto della lingua;

-    contribuisce inoltre all’apprendimento di lingue seconde, straniere, classiche, fornendo una base categoriale di riferimento comune a riflessioni contrastive.


4. La riflessione sulla lingua dovrebbe

-  muovere dall’osservazione degli usi linguistici reali e giungere a generalizzazioni e costruzioni categoriali verificabili;

-  avere carattere essenzialmente descrittivo; l’enunciazione di norme dovrebbe sempre specificare la loro variabilità nel tempo e nello spazio, secondo la stratificazione socio-culturale dei parlanti e secondo i mezzi e le forme della comunicazione;

-  tenere presente e chiarire che non è possibile dare una spiegazione sistematica di tutta la varietà degli usi possibili, per cui ogni generalizzazione va intesa come relativa e rivedibile.

5. Lo sviluppo verticale del curricolo di riflessione sulla lingua si dovrebbe ispirare ai seguenti principi:

-  evitare anticipazioni che introducano in età precoce concetti a un alto livello di astrazione, col rischio di bloccarne anche in seguito una vera comprensione;

-  passare gradualmente da ciò che nella lingua è più immediatamente osservabile e manipolabile alle generalizzazioni più lontane dall’osservazione diretta;

-  sistematizzare progressivamente osservazioni che in momenti e cicli precedenti possono avere avuto carattere occasionale e asistematico;

-  evitare la ripetizione degli stessi oggetti di studio in cicli scolastici successivi, ma reimpiegare le categorie e le analisi apprese in contesti nuovi via via più articolati e generali.

6. La distribuzione degli oggetti di riflessione esplicita sulla lingua lungo le fasi della carriera scolastica dovrebbe privilegiare, in via di prima ipotesi:

-  nei primi anni di scuola elementare: l’acquisizione e l’uso corretto delle nozioni di “lettera” e “suono”, “sillaba”, “parola”, “frase”; tali nozioni, per il loro carattere primitivo, non richiedono la presentazione né tanto meno la memorizzazione di definizioni;

-  negli anni successivi della scuola elementare: la morfologia e la riflessione sulle categorie di flessione; la classificazione delle parole (“parti del discorso”) su base morfologica; la morfologia lessicale (composizione e derivazione); le strutture fondamentali della predicazione;

-  nella scuola media: la sintassi della frase semplice e complessa; le relazioni di significato; la storia linguistica degli italiani;

-  nel biennio della scuola secondaria di secondo grado: le strutture di coesione e coerenza testuale; la tipologia testuale; la pragmatica della comunicazione e i suoi riflessi sulle strutture testuali, morfosintattiche, lessicali (impliciti e presupposizioni);

-  negli anni ulteriori della scuola secondaria di secondo grado: la storia della lingua italiana, nonché eventualmente dei dialetti e delle maggiori lingue di minoranza, nei loro usi letterari e no; i fondamentali termini tecnici di ciascun livello dell’analisi linguistica: fonema e fattori sovrasegmentali, morfema, sintagma, frase, testo ecc.

 

5. Educazione linguistica ed educazione letteraria

 

1. La progettazione curricolare dovrebbe partire dalla consapevolezza che l’educazione letteraria ha finalità che in parte eccedono l’ambito puramente linguistico, quali:

- l’educazione dell’immaginario (sperimentazione di mondi possibili e impossibili);

- la crescita interiore e la stabilizzazione emotiva attraverso il rispecchiamento dell’esperienza di sé in altre esperienze, che rendono la prima comprensibile e dicibile;

- l’educazione del senso estetico, che connette l’esperienza della letteratura a quella di altre manifestazioni estetiche non verbali (arti figurative, musica) o miste (audiovisive).

Queste finalità dipendono da un’altra più generale e assolutamente prioritaria, che è la promozione del gusto della lettura disinteressata e delle competenze necessarie a coltivarlo.

 


2. Tuttavia l’educazione letteraria si radica nell’educazione linguistica per evidenti ragioni:

- in quanto pratica di testi verbali (ricettiva e produttiva), richiede, mette in gioco e sviluppa tutto l’insieme delle abilità linguistiche e della riflessione sulla lingua;

- in quanto esplorazione delle potenzialità espressive della lingua, arricchisce il patrimonio di risorse linguistiche disponibili per l’individuo.

Queste ragioni consigliano che i due ambiti restino associati e affidati a un medesimo insegnante a tutti i livelli di scolarità, fatto salvo il diritto di ciascuna istituzione scolastica autonoma di sperimentare soluzioni diverse, e con la possibile eccezione di alcuni corsi o moduli altamente specialistici o opzionali in alcuni indirizzi della scuola secondaria di secondo grado.

 

3. Le considerazioni del punto precedente non devono in alcun modo avvalorare quella sorta di ancillarità della lingua alla letteratura che si è manifestata e tuttora persiste nella scuola italiana (lettura quasi esclusiva di testi letterari, scrittura di testi supposti “creativi” come il tema, subordinazione della riflessione sulla lingua alla teoria letteraria, storia letteraria come coronamento di tutto l’insegnamento di Italiano). Per rovesciare questo rapporto occorre che:

- la lettura di testi letterari, la scrittura di testi espressivi e d’invenzione o di commenti letterari siano affiancate dalla pratica di testi funzionali allo studio, alla comunicazione sociale (e, nei livelli superiori, professionale), in misura gradualmente crescente lungo il percorso degli studi;

- la lingua oggetto di studio sia intesa in tutta la varietà dei suoi usi e delle sue funzioni, sia nei momenti di pratica, sia nei momenti di riflessione teorica.

 

4. Con queste specificità, entro questi limiti, l’educazione letteraria deve essere presente a tutti i livelli di scolarità, acquistando progressivamente spessore e visibilità propri.

a)      Nella scuola elementare essa è presente fin dall’inizio come pratica ricettiva e produttiva di testi di natura gratuita e creativa (ludici, espressivi, letterari), come esplorazione delle possibilità espressive ed estetiche insite nel gioco coi significanti e coi significati.

b)      Nella scuola media si rafforza la consapevole distinzione tra uso letterario e non letterario dei testi, attraverso la lettura e la produzione di testi narrativi e poetici che implica le prime elementari forme di analisi (personaggi, schemi narrativi, connessioni temporali e causali per la narrativa, effetti metrici e fonici per la poesia) e l’attenzione al significato complessivo (o “messaggio”) di un testo letterario.

c)      Il biennio superiore è il luogo in cui si deve sviluppare una prima padronanza delle tecniche di analisi letteraria (specificità dei generi, metrica, retorica letteraria, elementi di narratologia). La loro presentazione dovrebbe essere contenuta nei limiti in cui servono ad arricchire l’esperienza del buon lettore comune, senza sconfinare nello specialismo proprio dei professionisti della letteratura; dovrebbe inoltre svilupparsi in forme graduali, a partire dai testi. Dovrebbe in ogni modo essere preclusa l’anticipazione a questa fascia scolare di elementi di storia letteraria.

d)      Nel triennio finale acquista maggiore rilievo la contestualizzazione storica dei testi, che può tradursi anche in percorsi di vera e propria storia letteraria, privi peraltro di irrealizzabili ambizioni sistematiche ed enciclopediche. Alcuni obiettivi specifici terminali possono essere:

-  la conoscenza schematica del patrimonio letterario europeo nelle sue grandi fasi evolutive e degli autori canonici;

-  un certo grado di comprensione della lingua della tradizione letteraria italiana;

-  la conoscenza di autori e opere, la loro contestualizzazione storica, la capacità di confronti tematici e stilistici, nell'ambito di alcuni percorsi scelti dall’insegnante e dalla classe;

-  la lettura espressiva di testi o brani in poesia o in prosa già noti e preparati.

 

 

Appendice

 

Gli obiettivi specifici di apprendimento definiti dalla Commissione De Mauro (2001)

 

Scuola di base – i primi due anni

 

Italiano

Ascolto e parlato

Obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni

-   comprendere un racconto o una descrizione individuando gli elementi essenziali (la successione temporale, le informazioni principali in relazione a persone, oggetti, animali, ambienti familiari...);

-   raccontare ai compagni o all'insegnante brevi esperienze personali, inserendole in una sequenza temporale;

-   partecipare in modo ordinato a dialoghi, conversazioni e discus­sioni collettive;

-   ascoltare, mantenendo la concentrazione e l'interesse;

-   ascoltare poesie e filastrocche, cogliendo alcune caratteristiche del suono e del ritmo.

Contenuti: tipi e generi testuali

-   testi letti o prodotti da insegnanti e compagni;

-   narrazione di esperienze personali;

-   scambi comunicativi, dialoghi e conversazioni con persone conosciute in situazioni e ambienti familiari;

-   vari testi informativi purché brevi e su argomenti noti;

-   fiabe, leggende, miti, racconti;

-   filastrocche, poesie.

 

Lettura

Obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni

-   acquisire e consolidare la tecnica della lettura;

-   avviarsi al riconoscimento di alcuni elementi essenziali all'interno di una fiaba, di un racconto e di testi relativi a situazioni note (perso­naggi, ambienti, azioni e successioni temporali...);

-   leggere e comprendere brevi testi di uso quotidiano adeguati all'età (ad esempio etichette, insegne, titoli, liste di parole...)-

Contenuti: tipi e generi testuali

- brevi testi di vario tipo relativi a situazioni e argomenti abituali.

Scrittura

Obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni

-   riconoscere e riprodurre i diversi caratteri grafici (stampato, corsi­vo, maiuscolo e minuscolo);

-   avviarsi all'organizzazione grafica della pagina (margini, rapporto tra parola ed immagine, spazi bianchi e colorati);

-   utilizzare, in relazione all'età, la scrittura per comunicare esperien­ze, idee, ed emozioni, anche attraverso l'uso di immagini (fumetti, battute di dialogo, didascalie, brevi poesie, filastrocche, cartoline, saluti, brevi messaggi).

Contenuti: tipi e generi testuali

brevi testi relativi a situazioni e argomenti abituali; brevi testi per immagini.

Riflessione linguistica

Obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni

-   cominciare a riconoscere alcune fondamentali convenzioni grafiche (maiuscole, minuscole ecc.);

-   cominciare a riconoscere a grandi linee la differenza tra i vari tipi e forme di testo (racconto, poesie, etichette ecc).

-   cominciare ad avvertire le differenze di pronuncia tra lo standard italiano e le varietà regionali o le varianti dovute a diversità di lingua materna

 

 

Scuola di base: dal terzo al settimo anno

 

Italiano

Ascolto e parlato

Obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni

- raccontare proprie esperienze o esperienze vissute da altri, rispettando l'ordine temporale e causale e inserendo alcuni elementi descrittivi;

- dare e ricevere oralmente semplici istruzioni per l'esecuzione di compiti, la progettazione e l'esecuzione di attività di gioco, la pianifi­cazione di azioni;

- esprimere in modo chiaro e comprensibile idee, opinioni, stati d'animo;

- ascoltare e produrre testi di vario tipo (narrativi, descrizioni, testi poetici, informativi, ecc.) in circostanze e per scopi diversi;

- realizzare brevi esposizioni adatte a situazioni e circostanze di­verse per dare informazioni o per esporre conoscenze, esperienze o opinioni;

- riconoscere e utilizzare differenti funzioni dei discorsi orali (ad esempio: esortativo, regolativo, informativo, creativo);

- porre domande in modo adeguato per chiarire concetti, sviluppare idee e acquisire informazioni;

- partecipare a scambi comunicativi di gruppo, seguendo lo sviluppo degli argomenti, rendendosi conto dei diversi punti di vista e intervenendo in modo coerente;

- comprendere testi informativi, sia d'ambito scolastico sia derivanti dai principali media, cogliendone l'argomento e le principali in­formazioni e sapendo riconoscere le intenzioni comunicative dell'emittente;

- ascoltare e confrontare opinioni su testi letti, spettacoli visti, esperienze culturali.

Contenuti: tipi e generi testuali

- testi di vario tipo adeguati a contesti scolastici o a situazioni di comunicazione interpersonale simulata;

- confronto di opinioni, discussione organizzata e strutturata;

- vari tipi di testi informativi radiofonici e televisivi;

- testi descrittivi e narrativi letti o prodotti da insegnanti e compagni;

- racconto di esperienze;

- dialoghi in situazioni scolastiche o di rapporti interpersonali in contesti abituali;

- scambi comunicativi tra pari per condividere istruzioni e definire comportamenti;

- confronto di opinioni;

- vari tipi di testi informativi in contesto scolastico;

- testi narrativi (fiabe, favole, racconti);

Profilo di uscita

a) Ascolto e parlato per comunicare. Comprende e produce testi orali di varia natura e provenienza, in situazioni e per diversi scopi legati all'esperienza personale e ai rapporti interpersonali.

b) Interazione in situazioni di dialogo. In situazioni note è in grado di interagire in modo efficace con persone conosciute, per scopi diversi: chiedere e dare informazioni, collaborare allo svolgimento di attività, confrontare opinioni; è consapevole della necessità di usare registri adeguati alle diverse situazioni e ai destinatari cui si rivolge.

e) Ascoltare per arricchire il bagaglio di conoscenze e di esperienze. Seleziona, fra i messaggi che riceve, le fonti e le occasioni di arricchimento personale e culturale e ascolta adottando opportune strategie di atten­zione e comprensione.

 

 

Lettura

Obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni

- comprendere e utilizzare le sequenze informative di testi regola­tivi (ad esempio fogli di istruzioni per l'uso, regole di giochi, ricette);

- ricavare informazioni da semplici grafici, schemi, tavole e tabelle e utilizzare in modo opportuno immagini e apparati iconografici;

- comprendere e confrontare: testi narrativi, di cronaca, biografie, diari, individuando le caratteristiche essenziali relative a personaggi, sequenze temporali, ambienti e relazioni;

- comprendere e confrontare descrizioni, individuando le caratteri­stiche essenziali, la collocazione nello spazio e il punto di vista dell'os­servatore;

- individuare l'argomento centrale e le informazioni essenziali e l'intenzione comunicativa in testi di vario tipo;

- leggere ad alta voce con pronunzia orientata allo standard nazionale e in modo espressivo testi noti o sconosciuti di vario tipo, usando in modo adeguato pause e intonazioni e dimostrando di capire il contenuto;

- eseguire la lettura silenziosa di vari tipi di testo, dimostrando di cogliere l'argomento, le informazioni essenziali, le intenzioni comuni­cative del testo e

- applicare in modo semplice tecniche di supporto alla comprensione: sottolineare,, evidenziare, annotare a margine, prendere appunti;

- sapersi muovere all'interno di un testo utilizzando indice, capitoli, titoli, sommari, riquadri, immagini, didascalie, apparati grafici;

- leggere e confrontare su uno stesso argomento informazioni provenienti da testi diversi;

- leggere testi poetici, individuandone alcuni aspetti formali (versi, strofe, rime, effetti sonori complessivi, procedimenti metaforici eco);

- riconoscere i principali generi della narrativa letteraria;

- scegliere liberamente testi di lettura, anche sulla base di precedenti" esperienze.

Contenuti: tipi e generi testuali

-  testi narrativi e descrittivi, sia realistici sia fantastici, comprese cronache, diari, lettere, biografie;

- testi espositivi di carattere disciplinare;

- testi dì canzoni, poesia epica o lirica;

- racconti, diari, testi autobiografici;

- narrativa per l'infanzia e l'adolescenza, romanzi;

Livello ottimale di prestazione

- fluenza ed espressività nella lettura ad alta voce (pause e intona­zioni adeguate);

- buona esecuzione di vari tipi di lettura silenziosa (esplorativa, analitica, letture successive con obiettivi diversi);

- parziale autonomia nel controllo delle diverse tecniche di supporto alla lettura silenziosa;

- controllo e uso di soluzioni adeguate al livello di consapevolezza delle difficoltà incontrate nella lettura e nella comprensione (in rapporto alla lunghezza del testo, al lessico usato, alle caratteristiche sin-tattiche del testo).

Profilo di uscita

a) Leggere per capire. L'allievo legge e comprende vari tipi di testo, anche multimediali, caratterizzati da una pluralità di scopi comunica­tivi e di usi funzionali.

b) Leggere per scopi diversi. L'allievo applica strategie adeguate a diversi scopi di lettura: leggere per orientarsi su un argomento, informarsi, acquisire conoscenze e studiare, per orientare attività pratiche, per affrontare problematiche di suo interesse, per il piacere di leggere. Utilizza ed elabora le principali tecniche di supporto alla comprensio­ne di testi complessi (appunti, schemi, mappe).

c) Leggere testi letterari. L'allievo riconosce, per averne fatta concreta esperienza, le principali forme in cui si realizzano gli usi creativi e let­terari della lingua, sia in prosa sia in versi. Riconosce ì principali gene­ri letterari antichi e moderni (fiabe, miti, leggende, poemi, poesia lirica, teatro, racconti, romanzi ecc). Ha acquisito autonomia nella scelta dei testi, per seguire liberamente interessi personali, culturali e di ricerca.

Scrittura

Obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni

- inventare e realizzare storie, racconti, componimenti in versi, poesie, giornalini scolastici;

- realizzare giochi linguistici manipolando i significati e i suoni

delle parole;

- saper produrre schematizzazioni e riassunti, anche parziali, di te­sti narrativi, con capacità di distinguere le diverse finalità per cui un riassunto viene prodotto;

- saper titolare i propri testi;

- scrivere cronache di fatti, resoconti o racconti di esperienze, anche in forma di lettera, di pagina autobiografica;

- scrivere semplici testi regolativi o progetti schematici per l'esecu­zione di attività (ad esempio regole di gioco, ricette, istruzioni per l'uso);

- scrivere proprie impressioni e opinioni su fatti, esperienze personali, testi, film, ecc.

- realizzare testi che comportano particolari soluzioni grafiche (ad esempio avvisi, locandine, depliant, giornali);

- rielaborare testi, in funzione di diversi scopi e dello spazio disponibile;

- saper sintetizzare le informazioni di un testo, eventualmente anche con l'impiego di mappe e schede;

- approntare scalette per punti per pianificare la propria produzione orale e scritta;

- saper utilizzare programmi informatici per la produzione di testi;

- realizzare prodotti individuali e di gruppo di uso sociale, destinati sia alla comunità scolastica sia al territorio (corrispondenze, libri, guide, monografie, giornali, fascicoli, cartelloni, mostre, sceneggiature, copioni).

Contenuti: tipi e generi testuali

- testi narrativi e descrittivi sia realistici sia fantastici; cronache, re­soconti di esperienze;

- testi regolativi per la progettazione e realizzazione di attività le­gate ad esperienze note individuali e di gruppo;

- testi creativi in prosa o in versi;

- varie modalità di sintesi: discorsive o per punti, sotto forma di schemi, tabelle, mappe.

Livello di prestazione

- efficace realizzazione linguistica e testuale (coerenza e adeguatez­za alla consegna); proprietà del lessico di base e dei primi nuclei essenziali del lessico specialistico e letterario; rispetto delle convenzioni d'uso della correttezza ortografica, della punteggiatura, del taglio in capoversi, della morfosintassi;

- gestione efficace delle variabili grafiche relative ad alcune attività di scrittura (lunghezza, uso dello spazio, corpi e caratteri, impaginazione);

- parziale autonomia nella gestione del processo di scrittura, dalla progettazione alla revisione;

- controllo e uso di soluzioni adeguate a livello di consapevolezza delle difficoltà incontrate nella scrittura (in rapporto alla messa a fuoco dell'argomento, alla raccolta e sistemazione delle idee, alla stesura del testo, ai tipi di errori commessi, alle fasi di rilettura e correzione).

Profilo di uscita

a) Scrivere per comunicare. Scrive, sulla base di modelli sperimentati, una varietà di forme testuali riconducibili a vari tipi di testo, per scopi diversi. Applica strategie di scrittura adeguate ai testi da produrre e controlla il processo di scrittura, dalla ideazione alla revisione.

b) Scrittura creativa. Esplora la funzione espressiva della lingua per elaborare in modo creativo testi di vario tipo, anche mediante l'integrazione di linguaggi multimediali.

e) Scrivere per pensare e per rielaborare conoscenze. Sa ricercare, racco­gliere e rielaborare in forma scritta informazioni, dati, concetti, ed esperienze per utilizzarli nelle proprie attività di studio e per organizzare e sistematizzare le proprie conoscenze. Sa produrre forme diverse di sintesi sulla base di precise indicazioni sulle procedure da seguire.

Riflessione sulla lingua

Obiettivi specifici di apprendimento relativi alle competenze degli alunni

- conoscere e valutare gli elementi fondamentali della comunicazione;

- riconoscere la funzione e gli scopi di un testo;

- saper individuare nei testi parlati gli elementi che rinviano al contesto situazionale;

- avere percezione delle differenze fra usi formali e informali;

- riflettere sul lessico, sui significati, sulle principali relazioni tra le parole (somiglianze, differenze) e conoscere i principali meccanismi di formazione e alterazione delle parole;

- ragionando sui testi, essere in grado di individuare le diverse parole (sinonimi, pronomi, ripetizioni, parole dal significato più generale) che si riferiscono allo stesso elemento (persona, luogo, cosa, concetto ecc);

- riconoscere le principali relazioni tra i significati (sinonimia, contrarietà, polisemia, accezioni, inclusione);

- saper utilizzare il dizionario come ampia fonte di informazioni, anche grammaticali;

- diventare consapevoli dell'importanza delle relazioni delle parole nella frase;

- a partire dall'osservazione di testi scritti, essere in grado di rico­noscere la funzione dei principali segni dì punteggiatura;

- conoscere le parti del discorso, i modi e tempi verbali;

- riconoscere in un testo i principali connettivi e la loro funzione;

- riconoscere gli elementi fondamentali della struttura del periodo (distinguere la principale dalle subordinate) e riconoscere i principali tipi di subordinate;

- essere consapevoli delle principali peculiarità (fonetiche, lessicali, sintattiche) dell'italiano parlato nella regione d'appartenenza;

- avere conoscenze semplici ma non casuali sull'evoluzione della lingua italiana con particolare riferimento all'origine dal latino e alla continua influenza che il latino ha avuto nel formarsi dell'italiano e dei dialetti;

- fare confronti tra la lingua italiana, i dialetti e il latino e tra le diverse lingue studiate (parole, ordine delle parole nelle frasi, ecc);

- riflettere sui diversi sistemi di scrittura.

Profilo d'uscita

La riflessione sulla lingua e sui testi per ragionare e migliorare le prestazioni

L'allievo/a è in grado di ragionare e di esprimere giudizi sui principali caratteri comunicativi e linguistici di un testo usando una terminologia appropriata. Applica conoscenze metalinguistiche (conoscenze sulla lingua) e sa servirsi di strumenti di consultazione per trovare risposta ai propri dubbi linguistici e per risolvere problemi di compren­sione e produzione di testi.

La riflessione sulla lingua e sui testi come strumento di crescita culturale e in-terculturale.

L'allievo/a è consapevole della variabilità della lingua e delle forme della comunicazione nel tempo e nello spazio geografico, sociale e comunicativo. Usa le conoscenze metalinguistiche per riconoscere e confrontare i messaggi e per fare confronti fra le lingue e fra italiano e dialetti.